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Internatioma Journal of Health, Culture and Migration

Concerto per l'Etiopia

L'altra faccia di Gaia di Aldo Morrone

 

     
 
Aldo Morrone    
 Salute e società multiculturale    
 4 - Il bambino straniero e il pediatra    
 Maria Edoarda Trillò, Aldo Morrone, Salvatore Geraci

 

PRESENZA DI BAMBINI STRANIERI IN ITALIA

Secondo il Ministero dell'interno, la presenza di minori stranieri compresi nella fascia di età tra 0 e 18 anni ufficialmente residenti nel territorio nazionale il 31 dicembre 1993 corrispondeva a 26.767 unità. Di questi, 13.577 erano di sesso femminile e 13.190 di sesso maschile. Si osservava un aumento di 766 unità rispetto alle 26.001 dell'anno precedente, con un incremento del 3%. Tale aumento però è certamente sottostimato, poiché i minori titolari di permesso di soggiorno sono, come è noto, solo una parte dei minori presenti, in quanto, salvo determinati casi (ingresso successivo rispetto a quello dei genitori, ingresso per adozioni, inserimento lavorativo), vengono registrati nel permesso di soggiorno del capofamiglia.

Il Ministero dell'interno distingue tra i coniugati (319.341) e i coniugati con prole (77.743 persone). Questi ultimi sono quelli che hanno i loro figli in Italia, mentre gli altri o non hanno figli o li hanno lasciati nei paesi di origine. Bisogna tener conto che in molti casi è presente un solo genitore e che i figli possono essere più di uno. Tutto ciò porta a ipotizzare come rispondente al vero un numero di circa 80.000 minori, anche se tre volte superiore al numero dei minori registrati individualmente come tali. Anche i dati sulla frequenza della scuola dell'obbligo (circa 30.000 iscritti nell'anno scolastico 1991-92, inclusi però anche i figli di almeno un genitore straniero), sembrano avvalorare questa considerazione.

I due sessi sono equamente rappresentati, con una lieve prevalenza delle ragazze (2% in più) fino ai 14 anni, mentre tra i 15 e 18 sono i ragazzi a essere prevalenti (2% in più).

Le tre fasce prescolastica (fino ai 6 anni), scuola dell'obbligo (6-14 anni)e superiori (15-18) hanno la seguente distribuzione dei 26.767 permessi di soggiorno: i bambini più piccoli sono 10.122 (37,81%), gli scolari sono 8.162 (30,50%)e i giovani sono 8.483 (31,69%). Tra i più piccoli e i ragazzi della scuola dell'obbligo, la percentuale degli extracomunitari è, rispettivamente, del 50,06% e del 48,9% (Caritas Roma, 1994).

Fra gli immigrati sono in continuo aumento i matrimoni e le nascite, espressione di una popolazione straniera demograficamente dinamica; mentre il ridotto numero dei decessi (3 per mille) attesta che si tratta di una popolazione molto giovane. I nati da stranieri, su una percentuale di 100 nascite, sono passati da 1,1 nel 1989 a 2,8 nel 1992.

BAMBINI STRANIERI E SCUOLA

Per quanto riguarda la presenza di alunni stranieri nella scuola italiana, i dati più recenti riguardano l'anno scolastico 1991-92, in cui risultavano iscritti 28.285 studenti stranieri così ripartiti: nelle scuole materne 5.584 scolari; nelle scuole elementari 12.990; nelle scuole medie inferiori 5. 175; infine, nelle scuole secondarie superiori, 4.536. Nello stesso anno scolastico erano iscritti 9.540.502 studenti italiani. La presenza di alunni stranieri raggiunge quindi percentualmente il 3% dell'intera popolazione scolastica. Tale presenza, quindi, non è molto rilevante, soprattutto se confrontata con quella di altri paesi europei. In Francia e Germania la presenza straniera nelle scuole si aggira attorno al milione di unità e l'incidenza sulla popolazione scolastica complessiva è dieci volte superiore a quella italiana. Tuttavia, in Italia l'incidenza della componente straniera andrà fortemente aumentando nel prossimo futuro, per il concomitante verificarsi di due dinamiche contrapposte: da un lato, vanno aumentando gli studenti stranieri e, dall'altro, vanno diminuendo gli studenti italiani, per effetto della denatalità che sta caratterizzando la nostra società (Caritas Roma, 1994).

La dinamica della presenza straniera nelle scuole italiane è tuttavia fortemente crescente, ove si consideri che nel 1983-84 i bambini stranieri fino alle scuole medie comprese erano circa 5.000 e ora sono diventati oltre 23.000. Il tasso di accrescimento medio negli otto anni è stato del 46%. Ma è soprattutto negli ultimi due anni che la crescita è divenuta addirittura esplosiva: il numero dei bambini stranieri raddoppia ogni due anni (Caritas Roma, 1994).

BAMBINI STRANIERI E FIGLI DI IMMIGRATI: UNA CHIAVE DI LETTURA

Una dimostrazione di come cultura e salute siano strettamente collegate e dell'importanza di un contributo multidisciplinare, è la constatazione di come proprio il bambino, il figlio dell'immigrato, sia un anello di congiunzione con il passato, garante dei valori tradizionali.

Le aspettative degli adulti fanno sì che il bambino si trovi idealmente sospeso in un tempo che è quello della tradizione, degli antenati, e in uno spazio che è quello della grande casa familiare, una casa dai contorni allargati che arriva a comprendere al suo interno anche lo spazio, rimpianto e mitizzato, della terra d'origine. Simbolicamente spesso è "il figlio a essere importante, non il bambino" Intorno alla figura del figlio, alla sua presenza o assenza (è significativa anche la richiesta di i.v.g.), ruota spesso tutto il processo di radicamento dell'immigrato nella terra che ha scelto, e che lo ha scelto, come seconda patria.

A rendere ulteriormente complessa questa situazione già tanto ingarbugliata concorrono poi due fatti: il primo è che per molti bambini, figli di immigrati, l'Italia è il loro paese, perché sono nati qui e non ne hanno mai conosciuti altri. Ma al tempo stesso non sono riconosciuti come "italiani" dalla società che li circonda, né sul piano dei diritti civili né su quello culturale: si trovano cioè nella difficile posizione di essere stranieri in casa loro, perché non hanno un'altra casa.

Il secondo fatto è che i bambini, e quindi non solo i genitori o le madri, si trovano, ora e, probabilmente, sempre di più nel futuro, in una difficile posizione di "interfaccia" tra due culture, che rischia spesso di schiacciarli: portatori di tradizioni culturali e familiari estranee a quelle locali, e pressati da richieste di integrazione che sono spesso in aperta contraddizione con il loro patrimonio tradizionale.

Nel nostro paese cominciamo ad affrontare solo ora la questione dell'immigrazione di seconda generazione, ma in altre nazioni europee essa è ben conosciuta e, non a caso, viene indicato dalla letteratura internazionale come sia spesso proprio la seconda generazione di immigrati quella più a rischio di sofferenza psichica e sociale (Labos, 1993).

Gli operatori socio-sanitari si trovano dunque di fronte a una doppia dinamica - sincretismo culturale e profonda modificazione dei ruoli sociali - che il bambino innesca e al tempo stesso testimonia. Quest'aspetto non è secondario ai fini di una pediatria che vede allargarsi sempre più il suo campo di indagine fino a comprendere questioni legate allo sviluppo e al disagio adolescenziale. Tanto più che, durante l'adolescenza, proprio l'aderenza o meno a un'immagine corporea condivisa culturalmente è un fattore che contribuisce al fissarsi dell'identità (Mazzetti, 1995).

BAMBINI IMMIGRATI E DOMANDA DI SALUTE

Da alcuni anni, il pediatra - nella sua funzione di pediatra di base, di consultorio, di poliambulatorio od ospedaliero - e il medico di medicina generale si trovano sempre più frequentemente di fronte a bambini stranieri, alla loro famiglia, alla loro domanda di salute e alla richiesta di un intervento diagnostico-terapeutico (Trillò et al., 1993).

A Roma sono presenti circa 200.000 stranieri (corrispondenti al 7% della popolazione) in buona parte provenienti da paesi che non fanno parte della Unione europea. Su 314.585 bambini di età compresa tra 0 e 12 anni residenti nelle circoscrizioni di Roma al 31 dicembre 1992, i bambini stranieri appartenenti alla stessa fascia d'età sono 6.551 (2,085%, Fonte CEU, Comune di Roma) .

Dalla stessa fonte si ricava che, su 184.674 adolescenti di età compresa tra 13 e 18 anni residenti nelle circoscrizioni romane, 2. 171 sono stranieri (1,2%). Si tratta di un vero esercito di uomini, donne e bambini "trasparenti" per l'amministrazione pubblica, che vengono a trovarsi in un paese di diversa lingua e cultura, e a vivere in condizioni igienico-sanitarie spesso scadenti. Il non avere "diritti" li espone a innumerevoli disagi, non ultimi quelli sanitari.

I pediatri, i medici e gli operatori sanitari in genere si trovano di fronte a pazienti con cui spesso è difficile comunicare e di cui il più delle volte è arduo comprendere le storie migratorie, complicate ed emotivamente coinvolgenti (Trillò, Geraci, 1995).

D'altra parte, la cura e l'intervento preventivo costituiscono le attività preminenti del pediatra e del medico di base, che devono essere in grado di gestire, o quanto meno di mediare, in situazioni che esulino dalla routine, tutte le inforn7azioni necessarie, in modo che ogni decisione sia meditata e consapevole (Panizon, 1989; Bertollini et al., 1991).

I bambini stranieri possono essere suddivisi almeno in quattro gruppi:

1. I bambini extracomunitari adottati da famiglie italiane.

2. I figli di immigrati nati nel paese d'origine.

3. I figli di immigrati nati in Italia.

4. I figli di coppie miste.

Per mettere a fuoco i problemi relativi alla salute e correlarli alle peculiarità socio-culturali, inevitabilmente presenti, sarà necessario ricostruire la storia di questi bambini e delle loro famiglie, qualora queste siano presenti (Diasio, Geraci, Marceca, 1994).

Bambini extracomunitari adottati da famiglie italiane

I bambini extracomunitari adottati da italiani in gran parte provengono dall'America Latina e dal sud-est asiatico e hanno avuto una permanenza più o meno lunga nei paesi d'origine.

Se dopo l'abbandono sono stati assistiti in istituti per minori o da famiglie locali saranno a disposizione dati affidabili. Se invece provengono da esperienze di privazione e di abbandono prolungato i dati disponibili su età, crescita, vaccinazioni eseguite, anamnesi familiare e possibili patologie pregresse saranno scarse o nulle. Il più delle volte, questi bambini vengono sottoposti ad accertamenti specialistici e ad analisi di laboratorio a tappeto, sia per richiesta della famiglia adottante sia del pediatra curante, quasi a sopperire alla mancanza di informazioni anamnestiche.

Figli di immigrati nati nel paese d'origine

La presenza dei genitori e/o dei parenti permette di risalire a dati attendibili (vaccinazioni, crescita, esami, ricoveri).

È necessario però tener presente che in Italia i genitori potrebbero essere stati soggetti a emarginazione, a precarie condizioni di vita e di lavoro.

In grande maggioranza le famiglie vivono in case sovraffollate e malsane, quando non in centri di accoglienza; godono di un basso reddito, frutto di suboccupazione dal momento che i genitori solitamente svolgono mansioni di livello inferiore al titolo di studio posseduto.

Le difficoltà economiche e le differenze linguistico-culturali limitano le opportunità di accesso ai servizi sanitari. Le famiglie tendono a sovrautilizzare le strutture ospedaliere; è frequente il ricorso al Pronto Soccorso per patologie di pertinenza ambulatoriale anche per normali controlli di salute. E questa una spia delle difficoltà di accesso alle altre strutture del Servizio sanitario nazionale.

Il possibile stato di clandestinità in cui si trovano i genitori non in regola con il permesso di soggiorno è un ulteriore fattore da prendere in considerazione, sia nella ricostruzione dell'anamnesi sia nel valutare il frequente ricorso alle strutture sanitarie del volontariato.

Nell'eziopatogenesi delle malattie di questi bambini e negli atteggiamenti dei loro familiari, assumono importanza rilevante i problemi psicologici causati dalla marginalità culturale e sociale, e soprattutto, dalle aspettative deluse del processo migratorio.

Figli di immigrati nati in Italia

Si tratta di bambini con una storia ricostruibile. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non presentano rare malattie esotiche, bensì patologie ereditarie, congenite o connatali.

Soffrono la stessa marginalità culturale ed economica e le difficoltà sociosanitarie dei bambini nati nei paesi d'origine.

Epidemiologicamente prevalgono nascita pretermine e presenza di basso peso per l'età gestazionale. Frequente, inoltre, la presenza di difficoltà nello sviluppo fisico e psicomotorio, dovuto presumibilmente, oltre che alle difficili condizioni di vita, ai differenti modelli di crescita non supportati dal loro ambiente d'origine.

Figli di coppie miste

Questi bambini, che a un'analisi superficiale potrebbero sembrare assimilabili ai loro coetanei italiani, a volte sono testimoni dello scontro etnico-culturale tra i genitori e le loro famiglie. Essi possono soffrire di isolamento.

Alcune inchieste hanno rilevato come la richiesta di prestazioni sanitarie da parte delle famiglie e le patologie prevalenti non si discostino rispetto alla popolazione pediatrica generale.

Invece, al momento dell'inserimento scolastico, sia i figli di coppie miste che i figli di immigrati nati in Italia o all'estero possono presentare difficoltà psicologiche dovute all'evidente diversità culturale ed etnica e, purtroppo, anche alla discriminazione da parte dei compagni di scuola e degli insegnanti, a volte intimoriti dalla loro frequente impreparazione di fronte alle differenze culturali.

LINEE GUIDA PER L'APPROCCIO AL BAMBINO STRANIERO

Davanti a un bambino straniero, dopo aver ricostruito la sua storia sanitaria, vanno esaminati almeno tre tipi di problematiche:

1. La patologia ereditaria, congenita e connatale legata al continente o alla regione geografica di provenienza, senza trascurare la patologia infettiva e trasmissibile dovuta all'ambiente e alle condizioni di vita dei genitori.

2. Il bilancio di salute riferito allo stato di nutrizione, alle vaccinazioni e alle possibili patologie acquisite croniche o a comparsa tardiva.

3. I rischi per la salute del bambino in Italia, legati ai fattori igienico-ambientali e socio-economici non soddisfacenti, acquisiti nel paese ospite.

Patologie ereditarie, congenite e connatali

Elenchiamo le patologie che devono essere prese in considerazione per la loro rilevanza epidemiologica.

1. Patologie legate all'ereditarietà e/o alla zona di provenienza

a) Emoglobinopatie: l'anemia falciforme o drepanocitosi, malattia a trasmissione autosomica recessiva, dovuta alla produzione anomala di Hbc è prevalente in Africa (tra 150 parallelo nord e 20" sud), nei paesi bagnati dal Mediterraneo, in Medio Oriente, in India, nel Caribe e in America Latina.

Diventa clinicamente manifesta intorno ai 6-12 mesi d'età con ipersplenismo, crisi di aplasia midollare, suscettibilità alle infezioni, crisi vaso-occlusive che provocano dolori ossei, coliche addominali, infarti polmonari e di altri organi. Patognomoniche sono le alterazioni ossee soprattutto del cranio rilevate radiologicamente, la presenza nello striscio di emazie a bersaglio, di anisopoichilocitosi, di reticolocitosi e il test di falcizzazione positivo.

L'emoglobinopatia C dovuta alla produzione anomala di Hbc è prevalente in Africa occidentale, nei neri americani del Caribe. È caratterizzata da anemia e splenomegalia (negli omozigoti).

L'alfa-talassemia è prevalente nel sud-est asiatico e in Cina, mentre è meno frequente in Africa e Medio Oriente.

La beta-talassemia è prevalente nel Mediterraneo, in India, in Estremo Oriente e nell'Africa tropicale. È un'anemia ipocromica microcitica, dovuta alla sostituzione di un aminoacido della catena beta dell'Hb. Per la severa anemia sarà presente una eritropoiesi extramidollare responsabile della splenomegalia e delle alterazioni scheletriche tardive che danno a questi soggetti una facies orientaleggiante.

b) Deficit G-6-PD: è prevalente nei paesi bagnati dal Mediterraneo (favismo), in Cina, nel sud-est asiatico e nei neri americani. Il deficit enzimatico negli eritrociti è legato al cromosoma x, per cui è più frequente nei maschi e solo nelle femmine omozigoti. Le bambine eterozigoti avranno un grado più lieve di enzimopatia. In questi soggetti l'esposizione al polline della fava (Vicia faba) o l'ingestione di fave, di alcuni farmaci, traumi e infezioni recenti provocano un'anemia emolitica che si presenta con la sintomatologia caratteristica ed emoglobinuria. Poiché l'emolisi colpisce le emazie più vecchie, è un fenomeno autolimitantesi. Diagnostici sono il deficit enzimatico, l'anemia e la formazione di corpi di Heinz.

2. Patologie di tipo infettivo

a) Malaria e tubercolosi: per queste patologie è possibile la trasmissione transplacentare o connatale. Sono rare nei nati in Italia ma sono da prendere in considerazione nei bambini di recente arrivo sia per adozione che per ricongiungimento familiare.

b) Malattie veneree, gonorrea e sifilide: è possibile, anche se molto rara, la trasmissione placentare o connatale.

c) L'infezione da HIV, l'epatite B, l'epatite c sono le più frequenti malattie infettive presentate da questi bambini.

IL BILANCIO DI SALUTE NEL BAMBINO NATO ALL'ESTERO

Il bilancio di salute è un esame generale che tiene conto dei problemi propri o prevalenti dell'età in cui viene effettuato. Si tratta di controlli in genere su bambini sani o presunti tali, che evidenzino segni di malattia quando è ancora asintomatica o oligosintomatica e quando è ancora facile o possibile curarla in tempi utili per una pronta guarigione.

Vengono effettuati su tutta la popolazione infantile in occasione di tappe obbligate e in età nodali per lo sviluppo e la crescita (nascita, primo anno di vita, vaccinazioni, ingresso nella scuola dell'obbligo, adolescenza).

Nel bilancio di salute del bambino nato all'estero vanno considerati tre punti chiave:

1. Lo stato di nutrizione.

2. Lo stato delle vaccinazioni.

3. Possibili patologie acquisite nel luogo di origine.

Lo stato di nutrizione

Se il bambino ha la carta di crescita è possibile ricostruire e valutare la curva di accrescimento, sia per il peso che per l'altezza.

Se non sono disponibili dei dati, è necessario cominciare a valutare la curva di accrescimento (valutare l'andamento della crescita del peso e dell'altezza per almeno sei mesi e non solo la concordanza con i nostri standard). In caso di malnutrizione la statura è compromessa più tardi del peso e influisce sull'allungamento e non sulla sua maturazione. In caso di allungamento osseo rallentato con maturazione ossea normale si avrà bassa statura.

Se il peso corporeo è minore rispetto agli standard per l'età, ma la statura è normale si farà diagnosi di Malnutrizione acuta. Se il peso è uguale o minore agli standard per l'età e la statura è inferiore, la diagnosi è di Malnutrizione cronica.

Gli stati patologici carenziali associati alla malnutrizione sono:

Anemia da carenza di ferro: si può presentare dall'età di 6 mesi a 2 anni per interruzione dell'allattamento materno e svezzamento inadeguato oppure per presenza di parassitosi di cui la più frequente è l'anchilostomiasi. Sarà diagnosticata la presenza di: diminuzione del tasso di emoglobina, microciti, l'aumento della percentuale di reticolociti, il calo della sideremia e della transferrinemia.

Rachitismo da carenza di vitamina o: nei paesi in via di sviluppo (pvs) non è un problema per la presenza del sole in tutte le stagioni e per gli stili di vita. È invece opportuna in Europa la profilassi con vitamina D (400 UI al giorno nel periodo invernale).

Carenza di vitamina A: dà soprattutto xeroftalmia e cecità. Più frequente nei bambini minori di 5 anni, è associata alla malnutrizione grave e scatenata da malattie infettive come il morbillo o infezioni intestinali. Segni patognomonici sono la cecità notturna, la secchezza delle congiuntive, la presenza di fotofobia, le chiazze bianche sulla congiuntiva (Bitot)e le lesioni corneali. Il trattamento è con vitamina A 200.000 UI per due giorni e 200.000 UI per un giorno dopo due settimane.

Lo stato delle vaccinazioni

I calendari delle vaccinazioni nei paesi in via di sviluppo sono differenti rispetto a quelli adottati in Italia, in ottemperanza alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

L'OMS, tenendo presenti le difficili situazioni logistiche in cui operano i servizi sanitari locali, la difficoltà di mantenere una ottimale catena del freddo, lo stato immunitario della popolazione infantile che si suppone deficitario per le malattie intercorrenti e la malnutrizione e l'impossibilità organizzativa di raggiungere tutti i bambini a età determinate, prevede nelle schedule vaccinali di questi paesi molte più dosi per la vaccinazione antipolio e difterite-tetano, l'obbligatorietà per l'antitubercolosi, l'antipertosse e l'antimorbillo.

I bambini provenienti da altri paesi, in Italia devono essere sottoposti al calendario delle vaccinazioni secondo le leggi attualmente in vigore, compresa la vaccinazione antiepatite (possono infatti essere considerati appartenenti alla categoria a rischio quei viaggiatori che si recano frequentemente all'estero)e le vaccinazioni facoltative raccomandate. È ritenuto opportuno il seguente comportamento: se il bambino non è stato mai vaccinato o la documentazione delle vaccinazioni già eseguite è assente, bisogna vaccinare. Se le vaccinazioni sono incomplete o irregolari è opportuno il seguente comportamento.

- Per AP tipo sabin: si termina lo schema (senza problemi di intervalli fra le dosi).

- Per DT O DPT: se tra la 1" e la 2a dose l'intervallo è minore di 1 anno, completare lo schema, se è maggiore di 1 anno iniziare nuovamente lo schema.

Se tra la 2a e la 3a dose l'intervallo è minore di 5 anni completare lo schema, se è maggiore di 5 anni iniziare di nuovo lo schema.

Non c'è limite di tempo dopo la 3a dose e bisogna fare DPT fino ai 7 anni di età. Per i bambini maggiori di 7 anni è consigliabile l'utilizzo della formulazione per l'età adulta.

- Per antimorbillo con rosolia e parotite: proporla attivamente e con impegno dai 15 mesi senza limite d'età, tenendo presente che nei pvs il morbillo è una malattia mortale.

- Per BCG: allo stato attuale delle conoscenze in Italia è ritenuta, da sola, inadeguata alla prevenzione della tubercolosi, ma utile alla prevenzione delle forme gravi (miliare e meningea).

Possibili patologie acquisite nei paesi di origine

Di fronte al sospetto di patologie acquisite nei paesi di origine vanno presi in esame:

- il luogo di provenienza, da confrontare con la distribuzione della malattia sospettata;

- la data di arrivo in Italia, da correlare al periodo di incubazione;

- l'età.

Le patologie più frequenti per l'età infantile sono:

1. Le parassitosi intestinali

La giardiasi, l'ascaridiasi nella forma intestinale e polmonare, l'ossiuriasi, l'amebiasi, la tricocefalosi, l'anchilostomiasi e la strongilodiasi sono quelle di più frequente reperto.

2. La parassitosi non intestinali

La leishmaniosi viscerale, la larva migrans viscerale, la tubercolosi e la malaria, possono essere reperti occasionali o frequenti a seconda della zona di provenienza e dell'estrazione socio-culturale della famiglia del bambino. Per una trattazione della sintomatologia clinica, degli accertamenti diagnostici e del trattamento da praticare si rimanda più opportunamente a un trattato di parassitologia o al red book dell'Accademia nordamericana di pediatria.

ACCERTAMENTI CONSIGLIATI

I principali accertamenti che si consiglia di eseguire nei bambini provenienti da un paese straniero sono:

1. Controllo accurato delle vaccinazioni eseguite

2. Anamnesi e visita medica accurata in cui:

- valutare l'accrescimento

- cercare i segni di rachitismo

- cercare i segni di anemia ed emolisi

- valutare le dimensioni del fegato e della milza (malaria e leishmaniosi)

- osservare le congiuntive (tracoma, xeroftalmia)

- cercare lesioni da grattamento (scabbia, pediculosi, micosi cutanee, impetigine)

3. L'esecuzione dell'intradermoreazione alla tubercolina (PPD) nei bambini non vaccinati con BCG

4. Accertamenti di laboratorio:

- esame parassitologico delle feci, per tre volte

- coprocoltura per salmonelle e shighelle

- esame urine per escludere ematuria e presenza di uova di S. Haematobium

- emocromo per Hb, MCV, Reticolociti

- formula leucocitaria per la percentuale di eosinofili (parassitosi)

- markers epatite A, B, C

- ricerca AC anti HIV, e HIV, (negli adottati)

- T3, T4, TSH nei bambini provenienti da Bolivia, Peni, Ecuador, Colombia (paesi in cui la carenza di iodio è endemica)

- elettroforesi Hb, dosaggio G-6-PD, test di falcizzazione (in presenza di anemia emolitica)

- goccia spessa entro 72 ore in caso di febbre di origine sconosciuta; transaminasi e bilirubinemia in caso di epatite

Inoltre possono essere richieste consulenze come: oculistica per xeroftalmia, tracoma, toxocara, screening audiologico

Si può pertanto affermare che l'esperienza finora maturata all'estero e in Italia indica che il bambino proveniente da un paese straniero non costituisce un rischio. I rischi a cui i bambini extracomunitari stessi sono esposti vanno minimizzati, fornendo, dal punto di vista sanitario, poco più di quanto viene offerto ai bambini italiani.

Di maggiore importanza e prioritario invece è assicurare, fin dall'inizio, condizioni di vita accettabili, sia sotto il profilo igienico-nutrizionale sia dal punto di vista dell'inserimento sociale e culturale.

 

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