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International Journal of Health, Culture and Migration

Concerto per l'Etiopia

L'altra faccia di Gaia di Aldo Morrone

Dermatology of Human Mobile Populations

I SISTEMI SANITARI AFFRONTANO LA POVERTÀ

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  International Journal of Migration
and Transcultural Medicine
   
  Volume 1, numero 5, Maggio/Dicembre 2007    
       
 

Editoriale

   
 

Aldo Morrone

   
       
 english ->

 

 presentazione INMP
 sommario

 


 

SCIENZA E AFRICA

Perché un congresso in Africa? E Perché proprio in Etiopia?

L'Etiopia rappresenta un Paese di grande cultura e storia. Lucy il primo ominide ritrovato è lì a ricordarci la nostra origine africana. Axum e Lalibela sono un'altra grande espressione architettonica, culturale e storica dell'Etiopia. Eppure lo sviluppo economico e scientifico degli ultimi secoli, non sembra abbia tenuto in alcun conto la grande civiltà axumita e poi etiopica. La regina di Saba e re Salomone sono passati invano: una straordinaria leggenda che non sembra aver lasciato tracce nello sviluppo del Paese.

Si tratta di un caso isolato? Oppure riguarda tutta la storia dell'Africa? Perché lo sviluppo economico e soprattutto quello scientifico sembrano ignorare l'Africa, se non come contenitore di ricchezze da rapinare, come è stato per troppi anni?, addirittura secoli?

Abbiamo voluto lanciare una sfida al mondo della ricerca scientifica al quale ci sentiamo di appartenere a pieno diritto, anche se accogliamo, curiamo e studiamo una popolazione estremamente eterogenea composta di immigrati regolari e irregolari, donne vittime della tratta della prostituzione, zingari, pensionati a reddito minimo, richiedenti asilo politico, rifugiati e vittime di tortura. Siamo convinti che lo sviluppo scientifico debba innanzitutto svilupparsi a partire dai bisogni di queste popolazioni e allargarsi al resto del mondo. Ma ogni giorno appare sempre più eclatante una crisi della scienza moderna che non è capace di rispondere al nuovo paradigma di un mondo globalizzato, a partire dalle esigenze del Sud. La nostra è ancora una scienza sviluppatasi all'interno del Nord, con i suoi limiti e zone d'ombra.

Lo sviluppo della scienza nei suoi rapporti con la natura è una delle caratteristiche principali della civiltà moderna occidentale. I suoi fondamenti teorici e i suoi rapporti con la tecnica hanno influito notevolmente sulle condizioni di vita umana sulla terra. La scienza e la tecnica moderna hanno consentito all'umanità di soddisfare i suoi bisogni fondamentali: alimentazione, abitazione, lavoro, salute, trasporti, giochi, attività sportive e cultura. Fin dall'inizio, però, questi aspetti positivi sono stati accompagnati da limiti evidenti, perché la distribuzione del benessere ha escluso le grandi maggioranze. Storicamente, la scienza moderna è legata sia alla produzione di beni che promuovono la vita sia a un'economia di morte perché genera l'esclusione dei deboli e produce le armi che sono strumenti di morte.

Sarebbe un'ingenuità invocare la supposta "neutralità" della scienza, perché anche lo scienziato e il ricercatore sono "corpi pensanti". Perciò, la loro attività intellettuale e tecnica è necessariamente condizionata dalle emozioni del proprio corpo e dalle situazioni sociali e politiche in cui ognuno vive e lavora attraverso la propria corporeità. Si può quindi affermare che, nata al servizio dell'uomo per dominare la natura attraverso la tecnica, la scienza moderna è stata dominata dalla tecnologia e dagli interessi economici e politici.

La concezione del mondo e della natura sottesa a questi processi storici è un prodotto della rivoluzione scientifica verificatasi tra il Cinquecento e il Seicento. Essa ha preso l'avvio dalla fisica meccanicistica di Galileo e Newton ed è stata completata da Bacone, con la sua ideologia del sapere come insieme di esperimenti per il controllo e il dominio della natura, e dal determinismo deificante e oggettivante di Cartesio. Questa scienza ha cercato di distruggere i presupposti delle vecchie concezioni prescientifiche caratterizzate dalla concezione della natura come organismo, avvolto nel mistero, con una sua vitalità e interiorità, verso il quale uomini e donne avevano un atteggiamento di rispetto e di timore, vissuti anche attraverso l'animismo e la magia, certamente con conseguenze positive e negative. La nuova scienza rifiuta questa concezione della natura come organismo e la sostituisce con una concezione della natura come grande macchina che obbedisce a leggi "naturali", matematiche e meccaniche, che l'uomo deve conoscere con chiarezza e precisione per dominarla. Un dominio gestito dai maschi, che considerano la donna vicina alla natura come organismo vitale e pieno di mistero, di emozione e desideri, che essi cercano di controllare e dominare, trasformando la donna stessa in una risposta inesauribile da sfruttare e da sottomettere alle fredde e razionali leggi maschili.

Cartesio insegnava che il nostro intervento sulla natura ha lo scopo di rendere l'uomo " maitre et possesseur de la nature ". Bacone affermava che dobbiamo " assoggettare la natura, costringendola a cederci i suoi segreti, legarla al nostro sevizio e farla nostra schiava ". Si è così creato il mito dell'essere umano come eroe scopritore e colonizzatore, Prometeo indomabile, con le sue opere faraoniche. (Boff 1995)

Per Cartesio le piante e gli animali sono macchine del tutto prive di ogni interiorità. Ciò ha contribuito a tacitare gli scrupoli morali riguardo agli esperimenti sugli animali. Il dualismo cartesiano tra res cogitans e res extensa considera la natura come una realtà quantificabile e matematizzabile. Si arriva a sostenere come dogma della tradizione cartesiana che ciò che non è quantificabile non ha neppure una vera e propria esistenza. Questa codificazione priva il rapporto con la natura di qualsiasi dimensione emotiva. Ciò ha portato con sé il soggiogamento brutale della natura, non solo di quella esterna ma anche di quella interna alle donne e agli uomini, in quanto esseri corporei. Pertanto, l'intreccio tra le scienza naturale e la tecnica, che data dalla rivoluzione tecnologica iniziata centocinquanta anni fa, ha investito il dominio della natura, ed è stata una sconfitta dell'essere umano. Perché il dominio matematicamente perfetto e non emotivo sulla natura significa anche dominio maschile sulle donne e sugli uomini. In particolare, per ricordare uno dei settori più importanti, basti pensare che, come afferma Hoesle, "i danni arrecati alla medicina dal pensiero cartesiano sono inestimabili".

La suprema ironia dei nostri giorni è esattamente questa: la volontà di dominare su tutto facendo di noi dei dominati a assoggettatati agli imperativi di una Terra degradata. L'utopia di migliorare la condizione umana ha peggiorato la qualità della vita. Soprattutto la volontà di migliorare la vita di pochi ricchi a scapito di molti. Il sogno di una crescita illimitata ha prodotto sottosviluppo dei due terzi dell'umanità.

Alcuni credono al potere messianico della scienza e della tecnica e si dice che esse possano danneggiare, ma anche riscattare e liberare. Di fronte a questo dobbiamo però riflettere seriamente: l'essere umano rifiuta di essere sostituito dalla macchina, anche quando vede i vantaggi di un processo che risponde alle sue necessità fondamentali. Egli non possiede soltanto delle necessità fondamentali da soddisfare. Egli è dotato di capacità che vuole esercitare e manifestare in modo creativo. Non vuole solo ricevere il pane, ma anche aiutare a produrlo in modo da affermarsi come soggetto della propria storia. Ha fame di pane ma anche di partecipazione e bellezza, cose che non sono unicamente garantite dai mezzi di tecnoscienza.

Vi è chi dice: il cambiamento di rotta è meglio per noi, per tutti noi, per l'ambiente e per il complesso delle relazioni umane, per il destino comune di tutti   e per la garanzia di vita delle generazioni future. A tale scopo si devono però introdurre correzioni profonde e anche trasformazioni culturali, sociali spirituali e religiose oltre che politiche. E' su questa risposta/proposta che punta tutto il movimento di pensiero vicino ai punti di vista del sud. E' questo cammino che le nostre riflessioni vogliono rafforzare.

In altri termini, dobbiamo entrare in un processo di mutamento di paradigma.

Gli scienziati che, seguendo più o meno consapevolmente la tradizione cartesiana, hanno matematizzato le scienze della natura pretendono ancora oggi di matematizzare le scienze umane, sociali, economiche, storiche e psicologiche. Tuttavia, se da una parte la tecnologia ha liberato l'uomo dalla natura, dall'altra lo vincola a sé creando sempre nuovi bisogni o metabisogni, in una corsa illimitata: da un bisogno nasce un altro bisogno e così via all'infinito. D'altronde, questa spinta alla crescita, che è il motore dell'attuale modello di sviluppo, comincia a dare segni di cedimento dimostrando che si è trattato di un mito che oggi produce effetti ecologicamente negativi. Infatti, la Terra come scrive Hoesle "non è più in grado di assorbire una quantità indiscriminata di artefatti creati per la soddisfazione di singoli bisogni, generati essi stessi in modo artificiale" . Essa non è più capace di sopportare il peso di quei meccanismi che la considerano come oggetto o risorsa inesauribile. Non basta quindi la matematizzazione cartesiana delle scienze e delle tecnologie per rendere possibile un tipo di civiltà che risponda ai bisogni primari dei singoli e dei popoli.

La loro reificazione e mercificazione può anzi portare con sé la distruzione della natura e degli uomini, delle donne e dei popoli.

La crisi della scienza e della tecnologia   ha messo fortemente in questione questo tipo di civiltà, con particolare riferimento alla loro incapacità   di assumere il senso dei limiti della natura che la scienza non aveva mai sospettato.

In particolare questa crisi appare evidente quando si esaminano i rapporti Nord-Sud. Essa non è stata capace di organizzare un modo di produzione che avesse come base una solidarietà comune per cercare insieme le risposte ai problemi di tutti. Inoltre, non ha saputo bloccare l'ingiusta accumulazione di tre quarti della ricchezza nei paesi del nord, che sono un quarto della popolazione mondiale. Ha creato un'organizzazione coloniale basata sulla divisione tra le grandi maggioranze (90%) escluse e i settori dominanti (10%), cui il Nord offre uno standard di vita simile al proprio con il compito di bloccare e nascondere le possibili ribellioni delle persone emarginate e impoverite. Ha organizzato la produzione e il commercio delle armi per aiutare i settori dominanti a bloccare, anche militarmente, le ribellioni degli esclusi e per organizzare in proprio gli interventi militari e cosiddetti "umanitari" nei paesi del sud. Il trasferimento di tecnologie non adatte alla realtà e all'organizzazione sociale dei singoli paesi colonizzati ha creato disagio e sofferenze a livello socio-economico e culturale. La colonizzazione dell'immaginario ha imposto la cultura dell'Occidente, provocando il blocco e la distruzione delle culture autoctone, mostrando così la razionalità escludente della cultura e della scienza moderna.

Ricordiamo che, a partire dall'Ottocento e poi nel Novecento, sono esistite altre riflessioni filosofiche sul rapporto tra scienza e natura che si riferivano alla tradizione cartesiana per criticarla. Di fatto, esse non hanno avuto un impatto consistente sullo sviluppo della tecnologia moderna, ma sono state recepite e riformulate nella ricerca di un nuovo tipo di scienza. Superata la rigidità della reificazione e della quantificazione del metodo cartesiano, secondo Marcello Cini si sta passando dall'universo delle leggi naturali al mondo dei processi evolutivi.

Si deve osservare che la scienza e la tecnica moderna hanno suscitato grandi speranze. Per molti anni, in base alle scoperte e ai progressi della scienza, si è ripetutamente affermato che la scienza e la tecnologia avrebbero risolto tutti i problemi dell'umanità. Ancora oggi è molto diffuso il concetto secondo cui " la tecnologia aggiusterà tutto ". Si tratta in realtà di un'ideologia. Le scoperte dell'umanità sono sempre provvisorie, relative, con limiti più o meno palesi. Il paradiso che la scienza prometteva non è mai stato raggiunto. Perciò, si riconosce più facilmente che la scienza non può essere neutrale e non può sfuggire ai giudizi dell'etica e pensare se stessa come unico criterio. Va ricordata la situazione della bioetica e quella del rapporto tra l'etica e la ricerca scientifica sugli armamenti, strumenti di morte, al servizio di una economia di morte. Si pensi a una bioetica che non riesce a garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini del mondo indipendentemente dalle loro categorie d'appartenenza. Si pensi ancora che la maggior parte dei risultati delle ricerche e delle scoperte scientifiche sino ad oggi ottenute, sono utilizzate solo da una parte minima degli esseri umani. I bambini dei PVS ancora muoiono per diarrea, mentre nel nord si riescono a trapiantare più organi contemporaneamente.

Avviare la ricerca in questa direzione richiede un dibattito e un chiarimento sulla conoscenza. Si sta superando oggi la concezione della conoscenza come insieme di idee chiare e distinte. È necessario recuperare il senso del limite, in " uno spirito di demistificazione delle leggi e dei principi della razionalità, per arrivare ad assaporare tutta la ricchezza e la complessità della vita ". Si tratta inoltre di riconoscere il valore intellettuale dell'emozione e dei desideri degli uomini e delle donne, in quanto corpi pensanti, cercando di uscire dalla logica dell'incontro/scontro tra forza e debolezza: come sottolinea Baker: " Laddove la forza impone e la debolezza soccombe, la dolcezza apre le braccia. La dolcezza è tolleranza, è senso della misura, è attenzione alle sfumature. La dolcezza fa passi leggeri, si guarda intorno, beve la vita. La dolcezza ha un senso del limite, non spinge a fare cose a tutti i costi. La dolcezza è fragilità, e questa fragilità è la sua garanzia ". In un momento di confusione e caos, di caduta delle ideologie, si deve riconoscere che "ogni atto creativo è sempre prodotto di un processo caotico"

 

   
       
 

Editorial

   
  Aldo Morrone    
       
 italiano ->

 

 

 



BEYOND SKIN AND MIND

We don't take into account the ideals of freedom, justice and dignity for all human beings, starting from those who are labelled as useless.

We live in a world of show and appearance: values are being lost behind the bright lights of the media, where people babble on about solidarity.

It would appear that we have abandoned that reverential respect, which is the essential condition to be able to take care of life and of its fragility.

Should this process continue, over half of the animal and vegetal species existing at present   could definitively disappear before the end of the 21 st century.

We notice indifference and carelessness in regard to the protection of our common house, the planet Earth.

A great number of persons, several institutions and communities have lost faith in the capacity of the human being to regenerate and to plan a better future.

We can see everywhere a wish for peace being expressed, a peace in justice, in a universal perspective, of great respect for all the species living on Earth and beyond.

This new cultural, social and political paradigm finds its roots in the respectful participation of the greatest possible number of persons and populations, in the appreciation of the differences, in the acceptance of the complementarities and in the convergence constructed by welcoming   the differences of persons, cultures, models of production, traditions and of the various meanings of life.

We feel the need of a new "ethos", but what sort of   "ethos" do we need ?   What is it that opposes the lack of care, the lack of interest, the abandonment ?

It is " care" that opposes "carelessness" : care represents an attitude of commitment, of assumption of responsibility, of acquaintance, of emotional involvement with the "other".

  Moreover, care, as a unitary structural whole, is situated, existentially and aprioristically, "before" any "behaviour" or "situation", that is to say that it has always existed in each of these phenomena.

According to Heidegger care denotes a fundamental ontologico-existential phenomenon. In other words, a phenomenon which makes human existence possible just because of that "human".

The human being is a being who takes care, or better, his essence is to be found in care.

This means   that we can find care in the primary root of the human being, before he says or does anything at all. Without care he would therefore cease to be human.

Taking care of persons means being on intimate terms with them, welcoming them,   respecting them, giving them quietness and peace.

Taking care of persons means to become attuned to them, to "auscultate" their rhythm   and to be in harmony with them.

We all feel linked to each other, forming a single organic whole, different and always including, never excluding.

The essential is invisible to our eyes, it can be seen well only by our heart.   It is the feeling that makes important for us persons, things and situations. This deep feeling is called   "care".

It was not the struggle for survival   to guarantee the continuation of life and individuals until now. It was the cooperation and co-existence among them.

The hominids of millions of years ago became humans inasmuch they kept sharing among them crops and hunting products, sharing at the same time feelings of affection.

The language itself that characterizes human beings originates from inside the dynamism of love and sharing.

Vital tenderness

Vital tenderness is synonym of essential care. Tenderness is the affection that we give to persons and the care that we take of existential situations.

Tenderness is the care without obsessions: it includes work too, not as a simple utilitarian production, but as an activity that shows the creativity of the individual.

It does not give up rigour in knowledge. It is a sentimental feeling that, in its own way, is also knowledge. In fact we "know" only when we set our affection on somebody or something, and when we feel involved in what we wish to know.

Tenderness can and must co-exist with an extreme commitment to a cause, as shown in an exemplary and inspiring way by Che Guevara (1928-1968). We remember what he said once: " You need to get tough, but without sacrificing tenderness".

Tenderness   emerges from the fact itself of existing together with others in the world.

We do not exist, we co-exist, we live together   and are in community with the more immediate realities.

Blaise Pascal introduced an important distinction to help us to understand care and tenderness: l'esprit de finesse   and l'esprit de géométrie. L'esprit de finesse is the spirit of delicacy, of sensitivity, of care and tenderness.   L'esprit de géométrie   is the calculating and activistic spirit, interested in efficiency and power.

The essential caresse

The caresse is one of the highest expressions of care:   is essential   when it changes into an attitude, in a-way-of-being that qualifies a person in his wholeness, in his psyche, in his way of thinking , in his willpower, in his inner self , in the relationships that he establishes.

The radical compassion

This last irradiation of care, "compassion", represents the greatest contribution offered by Buddhism to humanity. This radical compassion is considered a personal virtue of Buddha, whose real name was Siddharta Gautana, who lived between the 6 th and 5 th centuries BC.

  It is not passive, but highly active, it is the ability to share the other's passion, together with the other.   In Hinduism we find "Ahiminsa" which corresponds to the Buddhist compassion. It is the behaviour of non-violence, through which we try to spare all living beings

any suffering or constraint.

Many Hindu sacred texts teach how to treat all living beings with the same care and the same respect with which we treat our children.   Gandhi was the modern genius of   "Ahiminsa".

Judaism and Christianity know "Rahamim", which means mercy. In Hebrew   Rahamim means having a "visceral behaviour",   which signifies being able to feel the other's reality, above all that of the person who suffers. (The parable of the merciful Father).

Care of the other

The other's face makes indifference impossible, the other's face forces me to take position because he talks, pro-vokes, e-vokes, con-vokes.

Above all the face of the poor, of the sick person, of the person suffering from a mental disease, of the marginalised and excluded person.

Face and expression let always out a pro-posal in search of an answer.   A responsibility then emerges, the obligation to give answers.

Care of the great transit, death

Entropy manifests itself everywhere, also within our life's tissue, until it wears completely our energetic wealth. At that point one dies. It is the end of man-body. But what does death mean ?

Perhaps the possibility of a full realization of our latent dynamisms, which did not succeed to burst out, being conditioned by time and space.

Death could have the function to let all barriers fall, so that man can become free from all ties,   and his inner impulse   can be realized according to the infinite logic.

At death therefore the real birth of a human being takes place.   He implodes and explodes towards the fullness of his identity. He turns back to be "star dust".

We all depend on the stars

Five billion years ago a star cloud in the shape of a disc was floating along one of Orion's arms, within the Milky Way. It condensed until it formed an immense star called Tiamat. Around 4.6 billion years ago it exploded, changing into a supernova. From its materials the Sun and the Planets, among which the Earth, were born.

We and the stars: life begins with the process of formation of the stars. We are composed of star dust: each   atom of all elements present in our body, with the exception of hydrogen , was produced inside the stars, becoming then disseminated   in the universe through great star explosions; it was then recycled to become part of ourselves.

The Sun is a star, one of the 200 billion similar stars that form, in their whole, a system in the shape of a disc called Milky Way or Galaxy.

At the very centre of our life we have the supernovae, stars that, exploding, disseminate in space the raw materials   from which new generations of stars, plants and living beings will originate.

99.86% of the mass of the solar system   is today concentrated in the Sun itself, and two thirds of the remaining part are contained in the giant planet Jupiter. All the other objects of the solar system (including the Earth) form all together less than 0.05% of the mass of the entire solar system.

The oldest stars, formed by the primordial material produced al the birth of the Universe at the time of the Big Bang, are composed almost completely   of hydrogen and helium, and contain only minimal traces of a few other light elements.

The youngest stars, formed more recently of recycled   material, contain larger amounts of heavier elements.

Our history is the history of 0.05 % of the star material producing planets and persons.

There would be no planets like the Earth and no form of life like ours,   without the clouds of gas mixed with debris and star dust, produced by the preceding star generations.

What is life ? Its complexity and its simplicity are intriguing.

There is an enormous diversity as a result of the combination of a small number of common ingredients.

The four basic elements of which we are composed: carbon, hydrogen, oxygen and nitrogen,   can develop into complex visible forms and   give rise to flowers with thousands of forms and colours, to animals such as birds, fish and mammals, to mountains and human beings, again showing thousands of colours.

How is it possible ? Today another discipline, the Evo-Demo (evolutionary development biology), helps us to investigate the natural history and the genetic determination of the astonishing mechanisms responsible for the construction of the biological individual.

What is the relationship between ontogenesis, the biology of development, and phylogenesis,   the evolution of the species ?

Who does not know the seven notes, from which both Beethoven's 9 th Symphony and Venditti's Roma capoccia originate ?

Of what are we composed? Disregarding helium, the two commonest elements of the solar system   are hydrogen and oxygen, which on Earth are combined to form large quantities of water, an element essential for life, as we know it. They are also the two commonest elements of our body: 65% of our body is formed of water.

CHON are the commonest elements in the clouds of gas and dust in space.

The importance of a grain of star dust !

The star dust is the key for the existence of complex molecules in the Universe, and therefore for the existence of life itself.

Minute grains of solid material expelled by the stars, gradually as when a red giant shakes off its external layers, or in a violent manner as it happens with the explosion of novae and supernovae, either form the materials for areas where a chemical inter-stellar activity takes place, or become the seeds transporting complex molecules from one part to another of the Galaxy.

Without the global involvement of everybody there is no evolution of the Universe.

Starting from this, we must think cosmocentrically, and act ecocentrically. That is to say: to think in harmony with the entire Universe.

These reflexions evoke issues of fundamental importance:

- complexity

-   thoughtfulness, tenderness

- reality, because of the interweaving of its relationships, is by its nature complex complexity must be confronted by logic, dialogic and   pericoretic:   each reality interacts with all the others in each point and under all circumstances.

In view of the fact that we have a common origin and that we find ourselves all reciprocally connected, we all have a common destiny and a common open future.

As parts of the Universe we are all brothers and sisters: elementary particles, quark, stones, snails, animals, human beings, stars, galaxies.

Long ago we were all together, in the form of energy and original particles, in the primordial sphere, then inside the giant red stars, and then again in our Milky Way, in the Sun and on Earth.

We are all formed of the same elements. And, as living beings,   we have the same genetic code of the other living beings: amoebas, dinosaurs, sharks, monkeys, Australopithecus, contemporary homo sapiens/demens. A brotherly/sisterly link unites us all, as St. Francis had mystically foreseen in the 13 th century.

We form the great community of the Universe. We have a common origin, certainly, and an identical common destiny, within which the personal destiny of each living being is associated.

No one of us is alone in the heart of   the Earth, and.... it is not nightfall right away.

 

   
       
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