Introduzione
Con l'aumento della popolazione immigrata in Europa è possibile l'osservazione di quadri anatomici e patologici particolari, legati a consuetudini culturali abbastanza diffuse nei paesi di origine ma poco note agli operatori sanitari, che possono provocare sequele fisiche e psichiche anche molto gravi.
Si tratta delle mutilazioni genitali femminili (MGF), antiche pratiche rescissorie di origine precristiana e preislamica, eseguite in molti Paesi del continente africano e asiatico.
Le MGF, a seconda della zona geografica, vengono eseguite asportando una diversa quantità di tessuto vulvare, a partire dal prepuzio del clitoride o del clitoride intero nelle forme meno gravi, fino all'asportazione di piccole e grandi labbra e dell'intero monte di Venere nelle forme più demolitive e alla successiva sutura dei margini dell'asportazione. In base alla quantità di tessuto vulvare rimosso vengono classificate dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in quattro tipi (I, II, III e IV).
Data l'assenza assoluta di asepsi, la rudimentalità delle tecniche di taglio e sutura, l'utilizzo di strumenti inidonei e di sostanze, l'inadeguatezza delle sostanze utilizzate per la medicazione e la cicatrizzazione, numerose sono le complicanze immediate e tardive a cui le donne sono sottoposte.
Una di queste è la cicatrizzazione abnorme, anche in senso cheloideo, evenienza particolarmente frequente nelle donne provenienti dal Corno d'Africa.
Caso clinico
H.T., somala di 25 anni, presentava da circa due anni lesioni a carattere verrucoso, in parte confluenti tra loro a formare grosse masse, localizzate a livello delle grandi labbra e del monte di Venere.
Tali lesioni erano state in altra sede interpretate come condilomi acuminati e trattate per un anno circa con metodiche crioterapiche, con scarso e temporaneo giovamento, seguito da recidiva.
Nell'anamnesi veniva messo in evidenza un intervento di mutilazione genitale femminile di III tipo OMS (cosiddetta infibulazione) eseguito nel paese d' origine in età infantile. Nulla era possibile evidenziare invece per quanto riguarda l'anamnesi sessuale ed eventuali comportamenti a rischio. A detta della paziente, il partner non presentava alcun tipo di lesione genitale.
L'esame istologico effettuato nell'ambito delle lesioni localizzate alle grandi labbra ha evidenziato acantosi ed ipercheratosi epidermica. A livello del derma superficiale presenza di ampie cavità tappezzate da endotelio monostratificato di tipo linfangiomatoso.
Tali reperti sono risultati essere compatibili per linfangectasie, verosimilmente legati al processo di cicatrizzazione dell' intervento di mutilazione genitale.
Conclusioni
Il caso viene presentato per il particolare quadro clinico, per la complessità diagnostica e per sottolineare come sempre più spesso oggi, in considerazione dell'aumento della popolazione proveniente da Paesi di culture e tradizioni differenti dalle nostre, con rituali e pratiche ancora poco conosciuti, si possano osservare condizioni patologiche di difficile diagnosi.
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