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Infezioni cutanee emergenti e riemergenti

   
 

Gennaro Franco

   
 

S.C. di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale - Istituto San Gallicano (IRCCS) - Roma

   
 

Atti XIII Congresso Nazionale AIDA, Trieste, 22-25 giugno 2004, p. 82-85

   
       
     
       
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Introduzione

Le malattie infettive continuano a rappresentare un pericolo per la salute globale del pianeta. Alcune di queste sono state efficacemente controllate con il progresso diagnostico-terapeutico e tecnologico mentre per altre la strada per la completa eradicazione è ancora lunga. Negli ultimi anni, sono state descritte diverse nuove infezioni, mentre altre sono riemerse dopo decenni di apparente scomparsa. Continuamente vengono descritti molti nuovi microrganismi, patogeni, capaci di causare malattie nel genere umano.

Anche la cute risulta coinvolta dalla rapida e continua evoluzione delle patologie infettive emergenti e riemergenti.

Alcuni dei nuovi agenti scoperti negli ultimi 25 anni rappresentano ora autentici problemi per la salute pubblica, sia su scala locale che regionale o globale. È il caso dei virus Ebola, HCV, Influenza A (H5N1) o di batteri come Legionella pneumophila, Escherichia coli, Vibrio cholerae. Tra queste, anche molte patologie di interesse dermatologico, quali la malattia da HIV e la borreliosi.

Altre malattie sono invece in qualche modo “riemerse”. È il caso del colera, della meningite meningococcica, della difterite, della malaria o, in campo dermatologico, della dengue, della lebbra, della tubercolosi, delle malattie sessualmente trasmissibili (MST), come lue, donovanosi, streptobacillosi di Ducrey, alcune delle quali correlate alle mutilazioni genitali femminili (MGF).

Altre infezioni ancora si sono ripresentate in forme estremamente resistenti alle terapie convenzionali, probabilmente a causa di fenomeni di farmaco-resistenza, come nel caso delle polmoniti batteriche, delle shigellosi e le infezioni da S.aureus e da S.pyogenes.

Vengono pertanto presentati alcuni quadri clinici, provenienti dalla casistica della S.C. di Dermatologia Tropicale dell'Istituto San Gallicano, di tubercolosi cutanea, carbonchio, filariosi, m. di Chagas, donovanosi, lue, lebbra.

 

Discussione

La capacità di un nuovo microrganismo di evolversi in un problema di salute pubblica dipende da fattori correlati sia al microrganismo ed al suo ambiente sia all'uomo infetto e al suo rapporto con l'ambiente. Tali fattori includono la facilità di trasmissione tra uomo e animale come pure fra uomo e uomo, la potenzialità di espansione al di là del luogo della prima manifestazione, gravità di malattia, disponibilità di strumenti efficaci per prevenire e controllare l'epidemia e possibilità di curare la malattia stessa.

I cambiamenti ecologici, intesi come la comparsa o l'aumento della concentrazione di vettori infettivi e parassitari e di reservoir zoonotici o entomologici possono portare alla emergenza e riemergenza di malattie infettivo-parassitarie da vettori. Anche le piante possono trasportare microrganismi patogeni per l'uomo, come nel caso delle fragole contaminate dal virus dell'epatite A, importate illegalmente dal Messico nel 1997. Inoltre tecniche agricole, deforestazione, migrazione, urbanizzazione e guerra possono contribuire all'introduzione o alla disseminazione di altri agenti infettivi. Anche i mutamenti demografici (fertilità, mortalità e migrazione) possono condurre allo “sviluppo” di microrganismi che causano patologie infettivo-parassitarie. In particolare, l'aumento della densità di popolazione può portare alla recrudescenza di malattie già note e un tempo controllate, come tubercolosi, colera, malattia di Chagas, MST. Il nuovo fenomeno migratorio all'interno del pianeta, indicato dall'OMS col termine di “popolazione umana mobile” può costituire un efficiente veicolo di trasmissione di nuovi vettori e nuovi agenti infettivi, come nel caso della SARS, di malattie parassitarie come la cisticercosi, virosi come le malattie da hantavirus.

I fattori socio-economici, politici, religiosi e culturali possono portare alla diffusione di epidemie confinate a localizzazioni più limitate, come nel caso della guerra civile nell' ex Zaire che ha contribuito all'espansione del virus Ebola o ai riti religiosi che, in India, richiedono il bagno nel fiume Gange, altamente contaminato.

Le malattie infettive emergenti e riemergenti possono essere legate a mutamenti ambientali. Pratiche agricole di semina del mais in Argentina hanno determinato lo sviluppo di una popolazione murina che ha portato all'epidemia del virus Junin. Le modificazioni ambientali tese al miglioramento delle condizioni dell'agricoltura locale hanno condotto all'epidemia della febbre Rift Valley, diffusasi sulle rive del Fiume Senegal. Anche i mutamenti climatici possono inoltre contribuire alla diffusione di nuovi agenti infettivi, come nel caso dell'Hantavirus nel Sud Est degli USA o del Vibrio cholerae e dei suoi rapporti col fenomeno del “Niño”.

Infine, i disastri naturali, come inondazioni, terremoti, incendi, tornado ed uragani possono alterare il flusso di acqua pulita e lo smaltimento sanitario dei liquami grezzi, conducendo allo sviluppo di malattie infettive altrimenti controllate dalle normali misure di salute pubblica. È il caso delle epidemie di coccidioidomicosi in seguito al terremoto californiano del 1994 o dei picchi malarici in Pakistan e Argentina in seguito alle piogge e alle inondazioni che determinano la proliferazione degli insetti vettori.

 

Conclusioni .

Molte tra le infezioni emergenti e riemergenti hanno prevalenti manifestazioni cutanee o mucose e sono pertanto di grande interesse per il dermatologo, come le patologie da tossine streptococciche e stafilococciche, la fascite necrotizzante, l'erlichiosi, la penicillosi e le infezioni da vibrioni, le malattie micobatteriche (leprose e tubercolari), le micosi profonde.

È quindi estremamente importante per il dermatologo conoscere tali patologie e mettere in atto quelle strategie di prevenzione, diagnosi e cura secondo le linee guida dell' Organizzazione Mondiale della Sanità.

È evidente l'importante ruolo del dermatologo nel ridurre la diffusione globale di infezioni molto gravi, in cui il sistema tegumentario, oltre a rappresentare una spia di infezioni a carico di altri organi e apparati, è inoltre direttamente coinvolto per quanto riguarda la sintomatologia e le manifestazioni cliniche.

 


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