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Internatioma Journal of Health, Culture and Migration

Concerto per l'Etiopia

L'altra faccia di Gaia di Aldo Morrone

 


     
  Abitudini alimentari e aspetti antropologico-culturali dell'alimentazione in un gruppo di immigrati a Roma    
 

Scardella P. 1, Spada R. 2, Piombo L. 1, Carico R. 3, Bracco D. 3 , Morrone A. 2

   
 

1 Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Università di Roma “ La Sapienza ”
2 Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale – (IRCCS) San Gallicano, Roma
3 Direzione Sanitaria – (IRCCS) San Gallicano, Roma

   
  La rivista di Scienza dell'Alimentazione, anno 32 n. 2, 2003, p. 127-139    
       
     
       
<- letture scientifiche

Riassunto

Questa indagine è stata condotta su un campione di 182 persone immigrate (43 uomini e 139 donne) provenienti da 35 paesi, di età compresa tra i 18 e i 61 anni, afferiti agli ambulatori della Struttura di Medicina delle Migrazioni dell'Istituto San Gallicano di Roma. Lo scopo dello studio è di offrire un contributo alla conoscenza delle problematiche relative agli aspetti biologici e culturali dell'alimentazione collegata al fenomeno immigratorio. Dopo un colloquio con i mediatori linguistico-culturali del centro di accoglienza della Struttura, a tutti i soggetti venivano somministrati tre questionari riguardanti i dati anagrafici e sociali, le abitudini alimentari attuali e gli aspetti antropologico-culturali dell'alimentazione. Risulta corretta la distribuzione dei pasti nella giornata; tuttavia i risultati sulle frequenze di assunzione dei principali gruppi di alimenti indicano un basso apporto del gruppo “ortaggi e frutta” e “carne, pesce, uova e legumi” . L'unico dei tre pasti giornalieri completamente omologato alla tradizione italiana è la prima colazione. Le preparazioni alimentari del paese di origine sopravvivono nei pasti serali e festivi. Dall'analisi dei dati, sembra “convivere” una coltivazione delle differenze con una moderata spinta all'integrazione anche nelle abitudini alimentari. L'alimentazione italiana risulta gradita per il 94.5% degli intervistati ed i legami tra religione ed alimentazione sono molto evidenti. Tutti gli intervistati descrivono la cucina italiana come “veloce, leggera” in contrapposizione a quella dei paesi di origine definita “lunga, laboriosa”. Interessante riflettere sul “desiderio” di molti di far conoscere le proprie preparazioni alimentari, con la possibilità di trovare momenti e spazi di valorizzazione “pubblica” della propria cultura, rendendola in qualche modo rilevante per il contesto ospitante.

 

Eating habits and anthropological aspects of nutrition in a group of immigrants in Rome

Summary

The main object of this study is that of improving our knowledge regarding the eating habits of immigrants, concentrating on the cultural aspects of nutrition and the importance this has in the integration process of the immigrants. The study was carried out between September 2001 and December 2002 c/o the Service of Preventive Medicine of Migration at San Gallicano Hospital in Rome. It involved 182 immigrants (43 males and 139 females), originating from 35 European and extra European countries. Three questionnaires were given to the volunteers: regarding personal details, actual eating habits, anthropological and cultural aspects of nutrition in their home country. T he daily intake of the main food groups shows an insufficiency mainly in “fruit and vegetables”, and “meat, fish, eggs and legumes”. Out of the three main meals, only breakfast seems to be comparable to that of the Italian tradition. Traditional cooking is mainly used for the evening meal and on special occasions. The study shows that the development of different cultures and a moderate impulse towards integration seems to emerge also in eating habits. The Italian diet seems to be well liked and the connection between religion and alimentation are very evident. All the people interviewed described Italian cuisine as “quick and light” in comparison with that of their home country, which they described as “long and time consuming”. Many of the people interviewed wanted to talk about their cooking traditions and expressed the desire to show in public their culture. This would give value to their culture and country in the eye of the general public of the host country

Key Words: Immigrazione, Tradizioni alimentari., Abitudini alimentari, Migration, food traditions, eating habits

Ricerca realizzata con il contributo della Regione Lazio, Dipartimento Sociale – Direzione Regionale Famiglia e Servizi alla Persona

Indirizzo per corrispondenza: Dott.ssa Paola Scardella Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Università degli studi di Roma “ La Sapienza ”, Piazzale Aldo Moro 5 – 00185 Roma
E-mail: ecologiaumana@uniroma1.it

 

Introduzione

 

La presenza nel nostro paese di cittadini stranieri non è più un fenomeno temporaneo e transitorio e ciò ha portato ad un crescente interesse per le problematiche sociali, sanitarie e assistenziali relative agli immigrati (Costa, 1993; Geraci, 1995; WHO, 2000; Caritas, 2002; Pugliese, 2002).

Questo interesse ha riguardato molto le cosiddette “patologie da importazione”, cioè quelle malattie assenti o attualmente poco diffuse in Italia ma frequenti nei paesi d'origine, e successivamente le “patologie da adattamento” legate al particolare significato che l'esperienza della migrazione assume nella vita di una persona (Gavagan e Brodyga, 1998; Morrone e Latini, 2001; Morrone et al., 2001).

Tale esperienza è talmente importante che in letteratura si parla di “shock culturale” che può dare esito a vere e proprie malattie psico-somatiche e/o a condizioni patologiche dovute alla transizione tra cultura, abitudini, stili di vita diversi (Morrone, 1995; Morrone, 1998).

I cambiamenti dello stile di vita dell'individuo che si sposta da un paese all'altro devono essere considerati una vera e propria rivoluzione personale. La ricerca di integrazione in un nuovo ambiente richiede un forte processo di cambiamento comportamentale che fa entrare l'individuo in conflitto con i propri modelli culturali precedenti; l'essere sottoposti alla pressione di schemi culturali, frequentemente antitetici a quelli originari, conduce spesso ad una contrapposizione tra la necessità di sentirsi accettati dal nuovo ambiente ed il desiderio di rimanere ancorati alla propria cultura.

In tale ambito, grande attenzione deve essere riservata alle abitudini alimentari, sia per quanto riguarda gli aspetti biologici che culturali (Coluccia, 2002).

Il cambiamento più immediato ed evidente, tra quelli indotti dal processo migratorio, è senz'altro quello alimentare; pur tenendo presente che la popolazione immigrata è tendenzialmente sana, sia in relazione all'età, si tratta soprattutto di giovani adulti, sia per una sorta di selezione dei soggetti in migliori condizioni psico-fisiche per l'esperienza migratoria (“effetto migrante sano”) (Morrone, 1995), le persone immigrate possono essere esposte a rischio di malnutrizione che può essere definita “acuta” in seguito a viaggi lunghi ed estremamente disagiati, e “cronica” dovuta ad un basso livello di reddito che rende difficile un'alimentazione quotidiana variata ed equilibrata.

L'ambiente-alimentazione esercita, come è noto, una sensibile influenza sull'equilibrio psico-fisico del soggetto immigrato e molti studi hanno dimostrato come malnutrizione e/o denutrizione, unite a stress psicologico e povertà possono talvolta portare ad un abbassamento delle difese immunitarie. A conferma di come la povertà sia un grave fattore di rischio per gli immigrati, numerose ricerche sono state svolte presso il laboratorio della Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell'Istituto San Gallicano di Roma ed hanno riguardato i problemi clinici dell'”aging”, cioè dell'invecchiamento, della degenerazione cellulare e dei fenomeni radicalici e perossidativi connessi.

In particolare sono state evidenziate significative relazioni tra i fattori coinvolti nel meccanismo delle difese primarie e secondarie delle cellule.

In un gruppo di extracomunitari africani, residenti in Italia da un periodo di tre mesi a due anni e che quindi rappresentavano una porzione tra le più attive e sane delle popolazioni di provenienza, sono stati testati alcuni parametri ematici (PUFA PL, vitamina E, glutatione ridotto/GSH, etc…) forti indicatori della salute cellulare, risultati significativamente ridotti.

Malnutrizione e/o denutrizione uniti allo stato di ansia, depressione, angoscia derivante dall'emarginazione, sono alla base della riduzione dei valori ematici descritti con conseguenti danni alle cellule ed alle membrane in particolare, da cui trae inizio la risposta immune (Passi et al., 1990; Passi et al., 1991; Passi et al., 1993).

Ma il rapporto cibo-migrazione si dispiega su piani molteplici e diversi che coinvolgono la realtà ma anche l'immaginario e la dimensione simbolica del cibo.

Molti gli esempi che dimostrano come sia fortissimo il desiderio dei migranti di ogni tempo di agganciarsi al cibo come mantenimento di una identità culturale che si avverte minacciata ed a volte umiliata dai contatti con l'esterno. Attraverso il cibo viene mantenuto un rapporto di continuità culturale con il paese d'origine anche attraverso i riti collettivi di ogni comunità, come i pranzi festivi e domenicali costituiti quasi esclusivamente, quando possibile, da prodotti caratterizzanti l'alimentazione del paese di provenienza (Lombardi Satriani, 1998).

Il comportamento alimentare delle persone immigrate rappresenta, forse, una cartina al tornasole per misurare il grado di integrazione, per alcuni è quasi sintomo di accettazione delle regole della società ospitante e di volontà di adattamento ed apprendimento di nuove abitudini.

Il presente lavoro è parte di uno studio più ampio realizzato dall'Università “ La Sapienza ” di Roma, Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo in collaborazione con la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale – (IRCCS) San Gallicano di Roma, volto ad indagare le diverse tematiche del rapporto alimentazione-migrazione ed alla costruzione di percorsi formativi dedicati alle scuole atti a favorire l'integrazione tra le diverse culture (Scardella, 2002).

Scopo del lavoro è quello di dare un contributo alla conoscenza delle abitudini alimentari delle persone immigrate, approfondendo gli aspetti culturali dell'alimentazione e l'importanza che essa riveste nei processi di adattamento e nella conoscenza del paese ospitante.

 

Materiale e metodi

 

L'indagine è stata condotta su 182 persone immigrate afferite agli ambulatori della Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale – (IRCCS) San Gallicano, Roma. A tutte le persone che volontariamente accettavano di sottoporsi all'indagine, sono stati somministrati tre questionari, con la collaborazione dei mediatori linguistico-culturali.

•  Il primo riguardava la situazione anagrafica (età, sesso, stato civile) e richiedeva informazioni sulla condizione sociale (paese di provenienza, tempo di permanenza in Italia, titolo di studio, attività lavorativa in Italia) e sul credo religioso.

•  Il secondo riguardava le abitudini alimentari attuali, il luogo di consumo dei pasti principali, il numero dei pasti nella giornata, la composizione dei pasti, le frequenze di assunzione dei principali gruppi di alimenti e il consumo di bevande alcoliche.

•  Il terzo riportava informazioni antropologico-culturali sull'alimentazione del paese di origine. In particolare, veniva richiesto agli intervistati di raccontare la giornata alimentare del loro paese (alimenti di base, principali preparazioni alimentari) e rispondere a domande sulle valenze sociali e religiose attribuite al cibo. Inoltre, veniva anche approfondito l'aspetto riguardante “l'immagine” della cultura alimentare italiana.

Le interviste sono state effettuate nel periodo compreso tra settembre 2001 e dicembre 2002, presso gli ambulatori, anche utilizzando i tempi di attesa per le visite mediche.

Ad ogni persona venivano spiegati gli obiettivi della ricerca ed i questionari erano somministrati (in anonimato, in rispetto alla legge sulla privacy) seguendo un modello di intervista focalizzato, dove il ricercatore lanciava degli spunti all'intervistato attraverso domande che fungevano da suggerimento a possibili racconti legati alla cultura alimentare, ma spesso anche al percorso esistenziale e migratorio.

 

Risultati

 

Descrizione del campione
Le 182 persone intervistate (43 uomini e 139 donne) provenivano da 35 paesi diversi sia europei che extra-europei, con una netta prevalenza dei paesi dell'Europa dell'Est e dell'America Latina (tabella 1). L'età media era di 33.6 anni, con un range compreso tra i 18 e i 61 anni; la classe di età più numerosa è risultata quella tra i 26 e i 44 anni (tabella 2), a conferma che sono i soggetti più forti e con migliore capacità lavorativa che lasciano il proprio paese per emigrare all'estero. La maggior parte del campione (59.2%) era in Italia da meno di due anni e una piccola quota (11%) era composta da persone presenti nel nostro Paese da più di 10 anni (tabella 3).

 

Tabella 1. Elenco paesi di provenienza diviso in zone geografiche

ZONA GEOGRAFICA

n° intervistati

PAESE

Europa Orientale

7

Albania, Moldavia, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Ucraina

Nord Africa + Medio Oriente

20

Algeria, Egitto, Iraq, Marocco, Tunisia

Africa

27

Angola, Benin, Burkina-Fasu, Camerun, Etiopia, Eritrea, Guinea, Mauritius, Nigeria, Senegal, Togo, Zaire

America Latina

49

Argentina, Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù, San Salvador

Estremo Oriente

12

Bangladesh, Hong Kong, Filippine, Kazakistan, Pakistan

 

Tabella 2. Età media (in anni) e distribuzione percentuale per classi di età

Età media (x ± dev. st., minimo - massimo)

33.6 ± 8.6, 18-61

Classe di età 18-25 anni

18.2 %

Classe di età 26-44 anni

71.4 %

Classe di età ³ 45 anni

10.4 %

 

Tabella 3. Tempo di permanenza in Italia (distribuzione percentuale)

Da 1 a 12 mesi

23.3 %

Da 1 a 2 anni

35.9 %

Da 2 a 5 anni

17.7 %

Da 5 ai 10 anni

12.1 %

Da più di 10 anni

11.0 %

 

Tabella 4. Titolo di studio del campione (distribuzione percentuale)

Elementare

1.7 %

Medio inferiore

20.4 %

Medio superiore

64.4 %

Laurea

13.5 %

 

Tabella 5. Attività lavorativa del campione (distribuzione percentuale)

Collaborazione domestica e/o assistenza domiciliare

53.1 %

Disoccupato/a

20.1 %

Operaio/a

4.7 %

Commercio e ristorazione

6.7 %

Altro*

15.4 %

* altro: studente, insegnante, educatore sportivo, religioso/a, ecc.

Il titolo di studio del campione analizzato (tabella 4) conferma la prevalenza di soggetti con un livello di istruzione medio-alto: il 77.9 % aveva il diploma medio-superiore o la laurea. L'attività lavorativa più rappresentata (53.1%) è stata quella di collaborazione domestica e/o di assistenza alla persona; alta la quota di soggetti attualmente disoccupati (20.1%) (tabella 5).

 

Abitudini alimentari attuali

Il luogo di consumo dei pasti principali è prevalentemente la casa; soltanto una minoranza del campione, si affida alle strutture assistenziali (tabella 6). Spesso la casa, in particolare a pranzo, è quella del datore di lavoro, vista anche la prevalenza di donne occupate come collaboratrici domestiche o assistenti alla persona.

Quasi la totalità del campione fa colazione e consuma da tre a cinque pasti al giorno; uno spuntino al mattino e/o al pomeriggio è consumato dal 27 % degli intervistati (tabella 7).

Nella tabella 8 sono presentati i risultati relativi al tipo di pasto consumato nell'arco della giornata (colazione, pranzo, cena) e nei giorni festivi. La colazione risulta per l'85.7% del campione, italiana: è per la maggior parte dei soggetti un pasto veloce e di rapida preparazione che bene si configura con latte, tè accompagnato da un prodotto da forno. La colazione del paese di origine è spesso elaborata ed abbondante, prevedendo lunghe cotture dei cibi (per esempio pesce fritto, tipico di alcuni paesi orientali) e comunque l'assunzione di più alimenti.

Il pranzo è consumato prevalentemente in casa e per “casa”, come già detto, si intende anche quella del datore di lavoro dove la scelta degli alimenti è operata dalla famiglia ospitante o dall'anziano da accudire.

Il pasto serale appare più marcatamente influenzato dalle abitudini alimentari del paese di origine. Il pranzo della “festa” è xenico per oltre il 50% del campione, in quanto è alta l'incidenza di piatti originari in tutte le ricorrenze e rappresenta il modo migliore per tenere vive e “vicine” le tradizioni alimentari del paese di origine.

Per quanto riguarda il consumo di sostanze alcoliche, dalla tabella 9 si evince che il 53% del campione analizzato dichiara di non farne mai uso, il 43.4% solo saltuariamente, mentre solo il 3.6% ne fa un uso giornaliero.

La bassa percentuale di soggetti che fa sistematicamente uso di bevande alcoliche è da riferirsi al fatto che circa l'80% delle persone intervistate sono donne; alcune ricerche hanno infatti messo in evidenza come il problema dell'alcolismo tra i cittadini stranieri, soprattutto di sesso maschile, sia oggi molto grave e va letto come un aspetto del più generale cambiamento alimentare, ma anche come spia di un forte disagio sociale (Coluccia, 1998; Coluccia, 2002).

 

Tabella 6. Luogo di consumo dei pasti (distribuzione percentuale)

 

casa

luogo pubblico (bar, ristorante…)

strutture assistenziali

colazione

81.2 %

13.5 %

5.3 %

pranzo

76.4 %

14.4 %

9.2 %

cena

90.1 %

3.5 %

6.4 %

 

 

Tabella 7. Ripartizione dei pasti nella giornata (distribuzione percentuale)

Fa abitualmente colazione

95.6 %

Consuma da tre a cinque pasti al giorno

96.0 %

Consuma uno spuntino al mattino o al pomeriggio

27.0 %

Salta un pasto principale (pranzo o cena)

2.0 %

 

Frequenza di assunzione degli alimenti

Nell'ambito della valutazione delle abitudini alimentari attuali, è stata presa in considerazione l'assunzione degli alimenti, facendo riferimento ai gruppi e al numero di porzioni giornaliere consigliati dalle Linee Guida Italiane (Linee Guida, 1997) e dai LARN (1996).

Nel grafico 1 è illustrato l'apporto di cereali e tuberi, fonti principali di carboidrati complessi: il 92% del campione ne assume almeno una porzione al giorno e l'85.5% dei soggetti ne consuma da due a quattro porzioni, come consigliato dalle Linee Guida.

Il consumo di frutta e ortaggi, pur se per il 74.9% dei soggetti è quotidiano, non soddisfa le indicazioni delle Linee Guida: solo l'8,6% del campione, infatti, ne consuma da tre a cinque porzioni al giorno (grafico 2).

 

Tabella 8. Tipo di pasto (distribuzione percentuale)

 

domenicale/
festivo

colazione

pranzo

cena

Italiano

17.6%

85.7%

65.4%

54.4%

Xenico

55.5%

6.6%

25.8%

31.9%

Misto

26.9%

7.7%

8.8%

13.7%

 

Tabella 9. Assunzione di alcool (distribuzione percentuale)

Non beve

53.0 %

Beve occasionalmente

43.4 %

Beve abitualmente

3.6 %

Superalcolici

1 sola persona riferisce di bere superalcolici quotidianamente

 

 

 

L'apporto di alimenti a prevalente contenuto proteico di provenienza animale e vegetale è illustrato nel grafico 3. Le indicazioni delle Linee Guida (una-due porzioni al giorno) sono soddisfatte dall'83.5% del campione per il gruppo “latte e derivati” e dal 61.5% per il gruppo “carne, pesce, uova e legumi”.

 

Conoscenza degli alimenti italiani e loro gradimento

L'alimentazione italiana è per la maggior parte degli intervistati gradita (tabella 10); oltre il 90% del campione descrive il cibo italiano come molto o abbastanza gradevole.
In generale, pochi sono gli alimenti segnalati come assolutamente sgraditi (tabella 11); interessante notare come, aggregando i dati secondo il paese di origine e riunendo le aree di provenienza in cinque grandi gruppi (Europa dell'est, Nord Africa-Medio oriente, Estremo Oriente, Africa, America Latina), alcune segnalazioni siano comuni a quasi tutti i gruppi (verdure considerate amare, quali cicoria, carciofi, rucola ed alcuni formaggi forti), altre invece siano specifiche di alcuni paesi e fortemente legati anche alla religione.

 

Tabella 10. Gradimento del cibo italiano (distribuzione percentuale) “Le piace il cibo italiano?”

No

2.2 %

Abbastanza

44.5 %

Si, molto

50.0 %

Non so

3.3 %

 

Tabella 11. Alimenti della dieta italiani segnalati come sgraditi

AREA GEOGRAFICA

ALIMENTO/I

Europa Orientale

Frutti di mare, verdure amare

Nord Africa + Medio Oriente

Maiale

Africa

Verdure amare, gorgonzola

America Latina

Verdure amare , gorgonzola

Estremo Oriente

Formaggi

 

Tabella 12 . Valorizzazione pubblica della cultura alimentare di origine
“Conosce famiglie italiane che preparano piatti tradizionali del suo paese?”
Non ci sono

42.3 %

Non so

38.5 %

Si, ci sono

19.2 %

 

Tabella 13 . Valorizzazione pubblica della cultura alimentare di origine

“Le piacerebbe cucinare per altri e far conoscere il cibo del suo paese?

No

7.7 %

Non l'ho mai fatto

7.1 %

Si, mi piacerebbe

39.0 %

Si, l'ho già fatto

39.6 %

Non so cucinare

6.6 %

 

Si segnalano ovviamente il maiale ed i suoi derivati per tutta quella zona geografica dove la religione più diffusa è l'Islamismo.

Caratteristico il rifiuto dei frutti di mare per tutti gli intervistati provenienti dall'Europa dell'est, che anche dopo molti anni di permanenza in Italia continuano a segnalarli come estremamente sgraditi.

 

Valorizzazione pubblica della cultura alimentare di origine

 

Nelle tabelle 12 e 13 sono esposti i risultati relativi agli aspetti legati alla valorizzazione in Italia della cultura alimentare dei paesi di origine. Dalla tabella 12 si evidenzia come la percentuale di famiglie italiane che sappia cucinare piatti tradizionali stranieri sia molto bassa; infatti, meno del 20% delle persone intervistate dichiara di conoscere famiglie italiane che preparano pietanze tipiche di altri paesi. D'altro canto, indagando sulla disponibilità a condividere la propria cultura, risulta che quasi l'80% degli intervistati afferma, con grande piacere, di aver cucinato - o di volerlo fare - i cibi del proprio paese agli “stranieri italiani” allo scopo di farli conoscere (tabella 13). Anche la cultura alimentare può essere un ottimo veicolo per dimostrare che i propri paesi di provenienza non sono solo povertà, miseria e malattie, ma uno straordinario patrimonio di tradizioni e cultura.

Nella tabella 14 sono presentati i risultati relativi alle risposte su quali alimenti del paese di origine possono essere considerati sgraditi per gli italiani. Nonostante le differenze tra le diverse zone geografiche, il denominatore comune sembra essere rappresentato dalla cucina troppo elaborata dei paesi di origine, dalle carni fritte, piccanti e dai cibi molto speziati.

Anche se in molte preparazioni alimentari è caratteristico l'utilizzo del piatto unico (Africa, Medio ed Estremo Oriente), è interessante rilevare che solo gli intervistati provenienti dall'America Latina ritengono tale usanza difficilmente accettabile dagli italiani .

Per tutte le persone intervistate le preparazioni alimentari italiane risultano “leggere”, poco elaborate e di rapida preparazione.

 

Cibo e religione

Il 47.3% delle persone del campione oggetto di questa indagine è di religione cattolica, il 22.5% ortodossa ed il 16.5% musulmana (tabella 15).

La tabella 16 mostra l'analisi delle risposte alla domanda sui cibi vietati dal proprio credo religioso: il 67.4% dei cattolici dichiara di rispettare tali divieti, a fronte del 78% degli ortodossi e del 93.3% dei musulmani. Da questi dati si rileva come il rapporto tra religione e abitudini alimentari sia molto stretto soprattutto in relazione ad alcuni temi come il digiuno, l'astinenza dalle carni o il vegetarianesimo.

 

Discussione e conclusioni

La prima osservazione che si evince dall'analisi del campione esaminato è l'esiguo numero di uomini che hanno accettato di sottoporsi all'intervista. Anche quando, incuriositi dalla presenza e dalle spiegazioni dei ricercatori, accettavano di rispondere ai questionari, sono comunque apparsi poco partecipi o, a volte, reticenti.

Al contrario, le donne partecipavano, quasi sempre con entusiasmo, all'iniziativa e spesso riuscivano a dare ai colloqui una dimensione storica: anche se con stili discorsivi molto diversi, attraverso il racconto delle abitudini alimentari presenti e passate, riuscivano a tracciare quasi una piccola storia della propria vita ed uno spaccato della vita quotidiana del paese di origine.

I dati descrittivi del campione sono confermati dalla casistica dell'Istituto San Gallicano, elaborata su circa 30.000 pazienti immigrati sottoposti a prima visita tra il 1° gennaio 1985 e il 31 dicembre 1998: il 79% dei soggetti osservati aveva meno di 40 anni, con un livello di istruzione medio per il 48% e 18% di laureati (Morrone, 2002).

Per quanto riguarda l'alimentazione attuale, sono risultate corrette le abitudini relative alla distribuzione dei pasti nella giornata: quasi la totalità del campione fa la prima colazione, una minima quota salta un pasto principale; tuttavia i risultati relativi alla frequenza di assunzione dei principali gruppi di alimenti indicano un basso apporto in particolare di alimenti del gruppo “ortaggi e frutta” e “carne, pesce, uova e legumi”. Si può quindi presumere un apporto ridotto di vitamine, sali minerali, fibra e di proteine in particolare di provenienza animale, anche se controbilanciato da una buona percentuale di assunzione di alimenti del gruppo “latte e derivati”.

 

Tabella 14 . Alimenti o preparazioni alimentari dei paesi di origine considerati sgraditi per gli “stranieri italiani”

 

AREA GEOGRAFICA

ALIMENTO/I

Europa dell'Est

Strutto, carne di maiale fritta

Nord Africa + Medio Oriente

Carni fritte, couscous “originale”

Estremo Oriente (Asia)

Cipolla, spezie

Africa / centro-sud

Cibi piccanti

America Latina

Cibi piccanti, piatto unico

 

Tabella 15 . Credo religioso degli intervistati

Cristiani Cattolici

47.3 %

Cristiani Ortodossi

22.5 %

Musulmani

16.5 %

Altro

12.1 %

Risposta mancante

1.6 %

 

Tabella 16 . Relazione tra alimenti e credo religioso

“Ci sono cibi che non mangia perché vietati dal suo credo religioso”?

 

SI

NO

Cristiani Cattolici

67.4 %

32.6 %

Cristiani Ortodossi

78.0 %

21.9 %

Musulmani

93.3 %

6.7 %

Altro

54.5 %

45.5 %

 

È probabile che questo fenomeno sia dovuto al costo più elevato di frutta, pesce, carne e verdura, ma anche dalla necessità di tempo per la preparazione di alimenti appartenenti a questo gruppo, come ad esempio i legumi. Infatti, per gli stranieri spesso l'orario di lavoro è lungo e sono protratti anche i tempi per raggiungere il luogo di lavoro, considerando che molti di loro, nella nostra città, abitano in estrema periferia.

Riguardo alla relazione con l'alimentazione del nostro paese , l'unico dei tre pasti giornalieri completamente omologato alla tradizione italiana è la prima colazione: “cappuccino e cornetto” o altro prodotto da forno costituiscono per tutti gli intervistati il primo pasto della giornata.

Gli alimenti e le preparazioni alimentari del paese di origine sopravvivono soprattutto nei pasti serali e festivi, cosa che appare del tutto ragionevole poiché in questi momenti, il lavoro consente di dedicare maggior tempo al reperimento ed alla trasformazione domestica dei cibi.

L'alimentazione italiana appare piuttosto gradita: quasi tutte le persone intervistate narrano, però, una prima fase di diffidenza o “disgusto” vinta poi dalla necessità o dalla curiosità. Come non ricordare a questo proposito quello che veniva denunciato dagli immigrati italiani in America, come “inferno gastrico”, che provocava tutte quelle sofferenze digestive, dovute ai “cibi stregati”, che poco avevano di medico ma molto di malessere sociale, di rabbia, di rifiuto di un ambiente ostile che dava “pane amaro” e duro lavoro (Frigessi, 1982; Mellina, 1998).

Dall'analisi, non solo dei dati raccolti, ma anche dalle osservazioni annotate dai ricercatori, appare “convivere” una coltivazione delle differenze con una moderata spinta all'integrazione anche nelle abitudini alimentari. La prima tendenza è sostenuta dal desiderio di operare una sorta di ricreazione del contesto culturale d'origine nel luogo ospitante, compensando il senso di devastazione prodotto dallo sradicamento e vedendo nel cibo un forte simbolo di identificazione sociale e culturale.

La seconda spinta è, invece, quella di assimilazione al contesto ospitante, derivante dalla necessità di sentirsi accettati.

Il cambiamento delle abitudini alimentari sembra quindi sintomo di volontà di integrazione nella cultura del paese ospitante ed ha pertanto una valenza psicologica di non scarso valore.

Anche se molti degli intervistati sono giovani e ricordano con difficoltà le usanze, le credenze, i rituali religiosi legati all'alimentazione, rimane sempre nell'immaginario l'uso simbolico di alcuni cibi, specialmente se hanno all'origine un “referente” religioso.

I legami tra religione ed alimentazione sono sempre molto evidenti e molto più frastagliati di quello che appare superficialmente. Nonostante l'impraticabilità di qualsiasi generalizzazione e categorizzazione e la variabilità comportamentale delle persone appartenenti allo stesso credo religioso , i temi emersi in cui appare più evidente il rapporto tra cibo e religione sono il digiuno legato a particolari ricorrenze (Ramadan, per i musulmani; digiuno pasquale per i cattolici), l'astinenza dalle carni totale o soltanto in alcuni periodi (carne di maiale per i musulmani, carne per i cattolici il venerdì santo o la vigilia di Natale) (Salani, 2001; Lesi, 2002) .

Anche in questo caso il cibo diventa un luogo di identità e di coesione con il proprio gruppo religioso, ma anche di confronto e di conoscenza tra diverse culture religiose.

Tutti gli intervistati descrivono la cucina italiana come “veloce”, “leggera” in contrapposizione a quella dei paesi di origine che viene definita “lunga e laboriosa”; tali definizioni trovano una spiegazione nella “povertà” degli alimenti di base utilizzati spesso nei paesi di origine, che viene compensata con una antica e sapiente arte di trattare gli alimenti stessi e valorizzarli, quando possibile, sul piano nutrizionale.

Interessante riflettere, infine, sul “desiderio” di molti intervistati di far conoscere le proprie preparazioni alimentari, di avere la possibilità di trovare momenti e spazi di espressione e valorizzazione “pubblica” della propria cultura, rendendola in qualche modo rilevante per il contesto ospitante.

Tale possibilità sembra, forse, quasi imprescindibile nella prospettiva di una vera integrazione che non sia solo assimilazione della cultura ospitante, ma vicendevole scambio di esperienze e conoscenze.

Anche se non contemplate in questa analisi e difficilmente valutabili statisticamente, molto importanti per gli autori sono state le considerazioni ed “osservazioni” di molte delle persone intervistate. I questionari sull'alimentazione sia attuale che del paese di origine sono servite, per molti, da spinta per ricostruire il proprio vissuto; per tutti è emerso un percorso di vita quasi sempre complesso e travagliato, fatto di processi di adattamento difficili e non certo indolori, di difficoltà dovute spesso alla durezza dei meccanismi sociali e comunque a conciliare il “proprio” stile di vita con il nuovo ambiente.

 

Ringraziamenti

Gli autori sono profondamente grati al Prof. Massimo Cresta, recentemente scomparso, che ha ispirato e promosso questo progetto con i suoi preziosi insegnamenti e l'incessante desiderio di conoscere culture “altre”, indicando il cammino con competenza, saggezza e grande umanità.

Sono anche grati ai mediatori culturali dell'Istituto San Gallicano per il fondamentale contributo nella interpretazione di parole, idee, comportamenti ed emozioni.

Un ringraziamento particolare va alle persone che con entusiasmo e pazienza ci hanno regalato, insieme al loro tempo, le loro storie ed i loro sentimenti, aiutandoci a capire di più.

Si ringrazia inoltre l'Assessore Anna Teresa Formisano del Dipartimento Sociale Direzione Regionale Famiglia e Servizi alla Persona della Regione Lazio, per l'attenzione e la sensibilità dimostrata verso le problematiche della ricerca.

 

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