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ACCESSO AI SERVIZI SANITARI

L’accesso ai servizi sanitari per gli stranieri e i neocomunitari indigenti

La disciplina in materia di assistenza sanitaria, risultante dalle disposizioni del T.U. (Decreto legislativo 286/98), è fondata sulla distinzione tra “regolare soggiorno” e semplice “presenza” dello straniero sul territorio italiano, ai fini dell’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e alla conseguente possibilità di usufruire delle sue prestazioni; in altri termini, viene effettuata una distinzione tra chi soggiorna regolarmente e chi non è in regola con la normativa in materia di ingresso e soggiorno, e nel primo caso, diversificando ancora le prestazioni riconosciute a seconda del tipo e della durata del titolo di soggiorno e dunque riconoscendo una tutela della salute direttamente proporzionale al grado di integrazione dell’immigrato. In tema di tutela della salute quindi, le differenze di trattamento nei confronti degli stranieri non si fondano sulla cittadinanza, quanto piuttosto sulla regolarità o meno della residenza e sul livello di integrazione dello straniero in un determinato contesto sociale e territoriale.

La normativa e la giurisprudenza sono infatti concordi nell’uguagliare il diritto alla salute dell’immigrato regolarmente residente a quello del cittadino italiano, riconoscendo invece allo straniero irregolare la tutela di un “nucleo irriducibile” di tale diritto.

Al riguardo, il comma 3 dell’art. 35 T.U. garantisce agli stranieri irregolarmente presenti sul territori italiano le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali ancorché continuative, per malattia e infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva; inoltre, l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Tale disposizione nasce dall’esigenza di garantire agli stranieri irregolari che la richiesta di prestazioni sanitarie non comporti l’adozione, da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, di provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale, giustificati dalla violazione delle norme sull’ingresso e soggiorno. La norma mostra quindi la volontà di far prevalere la tutela della salute sulle esigenze di ordine pubblico collegate alla lotta contro l’immigrazione clandestina.

Tuttavia, il divieto di segnalazione non deve essere inteso come l’attribuzione allo straniero irregolare di una posizione privilegiata, né che le strutture sanitarie siano autorizzate a registrare le prestazioni erogate in forma anonima: dal momento che sono spesso necessarie le comunicazioni che il servizio sanitario deve inoltrare al Ministero dell’Interno (si pensi ad esempio alle procedure per il recupero degli oneri sostenuti per le prestazioni ospedaliere urgenti o essenziali), è stato introdotto un meccanismo di identificazione dell’assistito che è volto al contempo a garantire l’anonimato nelle comunicazioni con le autorità diverse da quelle sanitarie, e ad attribuire allo straniero irregolare un codice identificativo, avente validità su tutto il territorio nazionale, idoneo per la prescrizione e la registrazione di tutte le prestazioni erogate dall’art. 35 comma 3.


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