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Inaugurazione dell'Italian Dermatological Hospital (IDH)

Prenditi cura della vita... Fai crescere un ospedale

Inaugurazione dell'Italian Dermatological Hospital (IDH)

2005

09

January

Italian Dermatological Hospital (IDH): Inaugurato il primo ospedale dermatologico nella regione del Tigray (Etiopia), gennaio 2005.

L'ospedale in pietra grigia sorge in una radura di terra arida, circondato da case fatte di legno e fango. Una giovane donna, con gli occhi stanchi, attende il suo turno per entrare nell'ambulatorio. Viene da molto lontano, ha percorso a piedi quasi 200 chilometri, portando sulle spalle la sua bimba di quattro anni che pesa meno di sei chili.

Siamo nel villaggio di Quihà, a dieci chilometri da Mekele, capitale del Tigray, una regione situata nel nord dell'Etiopia, dove vivono quattro milioni di persone, su una superficie grande un quinto dell'Italia, ed operano circa cinquanta medici.

Siamo nel nuovo Ospedale Dermatologico Italiano, inaugurato dall'Istituto Internazionale di Scienze Mediche Antropologiche e Sociali (IISMAS) nel mese di gennaio 2005, in accordo con l'Ospedale Civile di Mekele e il Tigray Health Bureau.

L'ospedale, 14 posti letto e due ambulatori adibiti alla visita dei pazienti esterni, è l'unico ospedale dermatologico del Tigray e il secondo di tutta l'Etiopia (74 milioni di persone!), paese dove lebbra, tubercolosi, malaria sono endemiche e dove le patologie dermatologiche sono tra le principali cause di morbilità.

Paese dove convivono realtà opposte: il fascino emanato dai più antichi siti archeologici del mondo che l'hanno fatto definire “culla dell'umanità”, un popolo eccezionale per impegno, intelligenza e cultura, un enorme varietà di specie naturali, suggestivi panorami di rara bellezza.

Paese, con una mortalità infantile tra le più alte del pianeta, afflitto da carestie e siccità, dove spesso manca l'energia elettrica e l'infezione da HIV ha assunto dimensioni endemiche!

L' Italian Dermatological Hospital accoglie gratuitamente persone affette da problemi dermatologici, in un paese dove i servizi sanitari pubblici e privati sono quasi sempre a carico del paziente: negli ospedali pubblici, in Etiopia, i malati pagano il posto letto, le medicine, le siringhe monouso, i farmaci e tutti gli esami clinici necessari per la diagnosi! Le cure sanitarie sono garantite solo per chi è in grado di pagare le prestazioni mediche… e in Etiopia sono in pochi a poterselo permettere!

L 'Italian Dermatological Hospital fa parte dell'Alleanza Ospedali Italiani nel Mondo, coordinata dal Ministero della Salute.

Dal prossimo mese di giugno 2005, l'ospedale sarà in grado di fruire del servizio di teleconsulto e già oggi dispone della connessione satellitare a internet.

Italian Dermatological Hospital IISMAS

Attualmente, nell'ospedale lavorano un dermatologo e personale locale, preparato e disponibile, due nurses e un health assistant, e vengono visitate giornalmente oltre 60 persone.

Le patologie più frequentemente riscontrate sono micosi superficiali e profonde, lebbra, tubercolosi, infezioni virali, HIV/AIDS, leishmaniosi, scabbia, pediculosi, eczemi, fotodermatiti. Oltre il 30% dei pazienti è sieropositivo.

La presenza di un secondo dermatologo e la disponibilità di un mezzo di trasporto di proprietà dell'ospedale, permetterà di aderire alla richiesta delle autorità sanitarie del Tigray di svolgere un regolare ambulatorio dermatologico, per le malattie sessualmente trasmesse e per l'infezione da HIV/AIDS, anche ad Adigrat a 75 chilometri da Mekelè. Questo eviterà a decine di persone di quel distretto di dover raggiungere l'ospedale dermatologico di Quihà camminando per più giorni, e permetterà di visitare pazienti che non hanno i mezzi e la forza di intraprendere un lungo viaggio….magari con una bimba malata sulle spalle!

Italian Dermatological Hospital IISMAS

Quella bimba malata, venuta da lontano, dopo due settimane di ricovero, cure e … cibo, guarita dalla scabbia e dall'impetigine, ha aumentato di quattro chili il suo peso. Il medico e gli infermieri l'hanno vista ballare e “canticchiare” nell'“agodò”, il locale comune dell'ospedale, mentre il profumo del caffè appena tostato, accoglieva gli ospiti con un rito magico e antico.


CWM