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International Journal of Health, Culture and Migration

numero zero

Rivista n. zero

2005

31

March

editoriale Daniela Daniele

Perché una nuova rivista?

Per creare un ponte tra l'IISMAS e la gente. Certo. Ma, soprattutto, per illustrare un concetto: è la paura il motore di quanto di peggio possa manifestarsi nell'animo umano. E si ha paura, soprattutto, di quello che non si conosce. Così, per imparare, andiamo a vedere. Per farci passare la paura del "diverso", dell'"altro", di "chi invade i nostri confini", sconfiniamo. Viaggiamo in quelle parti del mondo dalle quali fiumane dolenti si riversano nella nostra civiltà, portandovi "immigrati", "extracomunitari", "clandestini", "irregolari". Spingendo persone a umiliarsi chiedendoci aiuto, lavoro, cura, dignità.

L'IISMAS è nato da questi viaggi, dall'esigenza, tracimata da cuori e menti, di condividere con gli altri le nostre esperienze, per cercare di fare qualcosa insieme. Insieme con voi.

Non è possibile attraversare la Cambogia , dove le rovine che ha lasciato dietro di sè Pol Pot sono ancora, simbolicamente, fumanti, e al ritorno non voler parlare con tutti dei bambini senza famiglia. Quelli che ti guardano vergognosi mentre mangi, senza chiedere nulla, per vedere se lasci del pane sul desco. Quegli stessi piccoli che, quando ordini del cibo anche per loro, non si avventano come cuccioli affamati, ma si dividono con giudizio il ben di Dio che è arrivato insieme con i turisti. Quegli stessi che, davanti alle meraviglie di Angkor Wat, ti offrono i fermagli con le farfalle per tirar su un po' di denaro e continuare a vivere. Quegli stessi che, di notte, srotolano le stuoie di paglia e dormono sui marciapiedi di Phnom Penh. Sono gli stessi piccoli dei quali la mafia cinese e quella thailandese fanno mercato, per la miserabile passione dei pedofili o per le nutrite tasche di qualche ricco malato, bisognoso di un trapianto. E come non provare il desiderio di trasmettere a tutti l'immagine di una giovane etiopica dagli occhi tristi, a Zalambesa, sul confine con l'Eritrea, che la guerra tra i due Paesi ha diviso dai figli? Loro vivono "dall'altra parte", con i nonni, dove c'è più miseria e dove alla mamma non è permesso andare.

O, ancora, come riuscire a visitare l'ospedale di Macallè (Etiopia) e le sue corsie dai muri scrostati e dai letti arrugginiti, senza avvertire forte il desiderio di riferire ai medici, a tutti i medici di questa parte del pianeta, in che condizioni i loro coraggiosi colleghi si trovano a lavorare, nel tentativo di strappare vite alla malattia e alla povertà?

La nostra rivista quadrimestrale (ma se avremo sovvenzioni, riusciremo a farla uscire con maggior frequenza) conterrà, soprattutto, articoli scientifici, grazie ai contributi dei medici che lavorano per l'IISMAS. Ci rivolgiamo anche agli specialisti del settore, agli intellettuali, ai tecnici, antropologi, psicologi, esperti in scienze umane, economiche, del lavoro, ma anche agli insegnanti, per far sì che la rivista diventi uno strumento di approfondimento.

E' nelle nostre intenzioni, però, dare spazio anche a tutti gli altri temi della globalità, dai racconti di viaggio agli aspetti giuridici dell'immigrazione, dall'arte alla cucina, alla musica, alla moda etnica, alla bibliografia. Un progetto: mettere insieme tante attività ed esplorare terreni che abbracciano cultura, salute e immigrazione, attraverso esperienze, analisi, testimonianze, per fornire al lettore una visione attenta su questo nostro mondo, sempre più globalizzato.

Questi ultimi mesi sono stati terribili, sulla scia dell'11 settembre, con l'attacco alle torri gemelle: la guerra in Iraq, la ribellione cecena in Russia, che ha già fatto tante vittime, le minacce continue stanno tenendo in scacco un mondo dominato ormai dalla paura. In questo scenario molte cose sono cambiate e molte altre si sono radicalizzate, con il rischio reale di uno scontro di civiltà. Noi crediamo che la soluzione sia accogliere, con l'entusiasmo dei bambini, culture e tradizioni che non conosciamo. Per scoprire che, forse, non siamo così diversi da quelli che ci arrivano sotto casa e che hanno tanti nomi quanti sono gli angoli del globo. Per conoscere e non aver più paura. Per sentirsi nascere dentro il desiderio di chiamarci tutti, un giorno, semplicemente terrestri.

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CWM